(Il-Frantoio) P1-700
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Il Frantoio 
Organo ufficiale dell' Associazione Nazionale"Frantoiani d' Italia"
Direttore responsabile edizione su carta e telematica: Franz Rodi-Morabito 
   
    In questo numero troverete:
1
 The day after
Oltre Mille frantoiani !
Enorme successo del Convegno organizzato da "Frantoiani d'Italia" alla Fiera di Bari - Sala stracolma - Il Ministro Pecoraro Scanio ha ispirato grande fiducia
servizio di Mely Bot

Un successo forse nemmeno immaginato dagli organizzatori e poco sperato dai detrattori!
Al Convegno organizzato nella sala Tridente presso la Fiera di Bari dall' Unione nazionale dei  "Frantoiani d'Italia" erano presenti oltre 1000 frantoiani provenienti da tutta Italia. I 587 posti a sedere erano completi già dalle ore 15, i corridoi, il fondo sala e finanche i posti dietro al tavolo della presidenza si sono colmati dopo pochissimo, nel viale a fianco alla sala una folla di frantoiani che non sono riusciti ad entrare, ma che hanno potuto ugualmente seguire il convegno tramite le porte aperte e gli altoparlanti rivolti verso l'esterno per non penalizzarli.
Un vero bagno di folla per il Ministro delle Politiche Agricole ed Alimentari, on. Alfonso Pecoraro Scanio!
Ha aperto i lavori il Presidente nazionale di "Frantoiani d'Italia" illustrando con competenza e fermezza i problemi che rischiano di portare alla motrete un imprescindibile ganglio della filiera dell' olio di olive, i frantoi, che pur essendo responsabilizzati, forse ogni logica, dai regolamenti comunitari e dalle conseguenti normative italiane, non hanno nessun riconoscimento giuridico da parte delle competenti Autorità italiane ed UE.
Grande fiducia ha infuso nei presenti il Ministro Pecoraro Scanio che ha riconosciuto l'insostituibile compito dei frantoi ed ha promesso l'immediata emissione del Decreto di riconoscimen  to da parte del MIPA della categoria nonchè di portare a
 Bruxelles, sostenendola con forza, la necessità di riconoscimento anche a livello UE.
Il comparto necessita di regolamenti chiari che penalizzano i furbi e premiano gli onesti operatori, che sono la maggior parte, - ha proseguito il Ministro - in quanto l'agricoltura deve essere fatta nei campi e non negli uffici o nei laboratori.
In un momento in cui, in tutti i campi, le parole la fanno da padrone, i fatti sono inesistenti e la popolazione delusa si defila sempre più da ciceruacchi di giornata, il fatto che una tal folla di persone si sia concentrata in quella sala sta a significare che ha ritenuto gli interlocutori tutti validi ed attendibili stimando ciò che ne sarebbe venuto fuori non le solite vaghe promesse e vacue lamentele, ma un serio discorso programmatico fatto fra persone serie animate da vera volontà di operare in favore di una categoria che, dopo quello della produzione (ma oseremmo dire a pari merito, essendo una propedeutica all'altra, quindi non dopo), sta alla base di tutta la filiera.


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L'intervento del dr. Francesco Picone
Presidente dell’Associazione Nazionale
“FRANTOIANI D’ITALIA”

L’attuale convegno svolto dall’Associazione Frantoiani d’Italia nell’ambito della Fiera del Levante, cade in un momento particolarmente delicato per il settore olivicolo oleario, attraversato da comprensibili fermenti di contestazione, sia nel mondo dei frantoiani oleari, sia in quello della produzione, e mi si consenta anche se, in misura ~ridotta, nell’industria del confezionamento.
La grave crisi di mercato dell’olio d’oliva ha profonde radici e trae purtroppo origine da modificazioni della politica comunitaria che in questi ultimi anni ha privileggiato la visione ragioneristica dell’Europa rispetto a quella politica, con l’aggravante che, mentre negli altri settori della produzione agricola, l’accordo fra i grandi Paesi dell’Unione Europea ha jmpedito il collasso, nel settore dell’olio d’oliva siamo purtroppo nel vortice di una situazione che non lascia prevedere orizzonti  sereni.
La riforma dell’OCM annunciata dalla Commisione dell’Unione Europea per il 2001 non è stata ancora abbozzata e le voci che, volta a volta, arrivano da Bruxelles, sottoforma di indiscrezioni, non fanno che accrescere il nervosismo degli operatori.
L’anticipo di tale riforma che si è attuata a mezzo dei regolamenti 2366 e 2367 del 1998 è stato un rimedio peggiore del male. Tale anticipo di riforma ha eliminato purtroppo l’unica ancora di salvezza in questo settore rappresentata dall’intervento pubblico che almeno frenava la caduta dei prezzi al massimo fino al livello dei prezzi di intervento.
L’eliminazione dell’aiuto al consumo non è stata compensata con provvedimenti efficaci che potessero offrire i medesimi vantaggiosi risultati senza pericoli di frodi.
Ancor più grave è stata l’imposizione al livelo dei frantoi di oneri insostenibili per una categoria già in seria difficoltà per la crisi del settore. Ci riferiamo al sistema di pesatura automatica delle olive e da altre incombenze introdotte con la normativa di cui sopra ad una categoria che già dal 1966 ha l’obbligo dell’emissione dei modelli F, della tenuta dei registri di lavorazione delle olive e di una severa contabilità per sostenere un sistema dal quale tali soggetti non sono chiamati in termini di partecipazione agli aiuti.
Nessuno si oppone, e la stessa Corte dei Conti dell’Unione Europea lo ammette, al fatto che i frantoi siano il perno di qualsivoglia politica di sostegno della produzione dell’olio d’oliva in Europa, ma è anche vero che, se tale ruolo è ritenuto indispensabile, bisognerà concedere innanzitutto un riconoscimento alla categoria dei frantoiani e soprattutto prevedere adeguati finanziamenti a svolgere tali delicate funzioni in favore della Pubblica Amministrazione.
Il solo sitema di pesatura automatica stà costando alla categoria dei frantoiani all’incirca 200 miliardi di lire e l’Unione Europea non ha previsto alcun finanziamento, anche parziale, per venire incontro alla categoria già oberata dai numerosi costi ragioneristici di tenuta dei registri di lavorazione delle olive e dei registri di movimentazione degli oli.
Peraltro la Commissione dell’Unione Europea, finita la precedente esperienza, che tutto sommato aveva dato risultati positivi, ha dato segno, in questi ultimi tempi, ci spiace dirlo, di palese incompetenza in tale settore. Tale incompetenza ha raggiunto il massimo quando si ècercato di imporre un sistema di pesatura delle olive sul tipo di
quello spagnolo in frantoi che non hanno assolutamente le stesse caratteristiche nè le stesse dimensioni.Il grande Vincenzo Cuoco direbbe che è impossibile far indossare ad un uomo di grande corpulen— za il vestito di un uomo magro!
La millenaria esistenza dei nostri frantoi trae origine da tradizioni di consumo di olio d’oliva ben diverso dal sistema spagnolo, aduso da sempre a fornire oli che gli operatori italiani acquistavano, in massima parte, per destinarlo alla raffinazione.
Il nostro olio è frutto di una cultura e di un palato raffinato che mal si concilia con un appiattimento della qualità che purtroppo la Commissione di Bruxelles stà determinando in quasi tutti i settori delle produzioni mediterranee.
Il riferimento esclusivo a standard qualitativi, tratti soltanto dai sistemi analitici, non può essere la base del prodotto di qualità. E’ ben vero che da parte nostra poco si è fatto per far valere tale principio e per imporre sul mercato la migliore e più eccellente qualità degli oli extra vergini italiani.
Il mondo dei produttori olivicoli ci ha provato ottenendo il varo della famosa legge 313 da parte del Parlamento italiano che non ha prodotto i suoi effetti per l’impugnativa comunitaria ben nota.
E’ vero che quella legge esasperava il concetto di qualità estendendolo anche all’olio d’oliva del tipo “riviera”, costituito al 90% da olio ottenuto dalla rettificazione degli oli lampanti, ma è anche vero che per l’olio extra vergine d’oliva nazionale diviene indispensabile pevenire con urgenza alla sua qualificazione.
Non è possibile vedere nelle grandi catene di distribuzione oli extra vergini offerti all’incredibile prezzo di 3.800 Lit/lt. comprensivo di bottiglia, tappo ed etichetta.
Il mondo olivicolo e quello dei frantoani che con esso è strettamente correlato, debbono organizzarsi anche in maniera alternativa alla grande distribuzione organizzata offrendo ai consumatori degli oli extra vergini nazionali prodotti a prezzi degni di tale qualità. Da tempo i frantoi dell’Umbria, della Toscana e della Liguria hanno compreso tale strategia ed il consumatore intelligente di quelle regioni acquista presso di essi olio extra vergine a prezzi che vanno dalle 10.000 Lit/it. fino a superare le 20.000 Lit/lt.
Per far ciò occorre un’intensa campagna promozionale con il sostegno del finanziamento pubblico, e ci spiace che ciò non sia potuto avvenire utilizzando fondi derivanti dal’abrogazione dell’aiuto al consumo.
Vendere in sostanza 1,5 / 2,0 milioni di quintali di olio extra vergine italiano a prezzi adeguati non dovrebbe rappresentare un problema già nel nostro Paese di 58 milioni di abitanti ma ancor più in un’Unione Europea che si avvia a superare i 300 milioni di abitanti che guardano all’Italia con particolare interesse sia per le bellezze naturali che per quelle culinarie.
D’altro canto anche l’industria italiana intelligente dovrebbe cogliere l’occasione per una seria valorizzazione dell’olio nazionale in quanto la politica dei cosiddetti “prezzacci” sta agevolando sempre di più l’industria degli altri Paesi comunitari condannando a lento suicidio quella seria industria nazionale che una volta era esempio e vanto nell’intero Mediterraneo.
Un piano di ristrutturazione dei nostri frantoi meridionali si impone con urgenza per renderli adeguati alla nuova politica di mercato. In questo senso chiediamo al Ministro, attraverso il varo del piano olivicolo nazionale, atteso da decenni, uno spazio importante da dedicare ai frantoi oleari ben sapendo che se i frantoi venderanno meglio il loro olio d’oliva, oggi ancora per buona parte giacente nei
loro magazzini, a trarre vantaggio saranno anche e soprattutto i produttori olivicoli.
Altro aspetto importante è quello di prevedere un collegamento in rete, possibilmente via internet, tra i frantoi oleari per poter offrire in tempi reali le quantità e le qualità degli oli prodotti alla grande industria che deve ancora oggi purtroppo avvalersi di mediatori per ottenere partite in quantità e qualità omogenea.
La nostra Associazione stà già studiando tale progetto ed in breve saremo in grado di proporlo alla base associativa.
E’ ovvio che per arrivare a tali importanti traguardi occorrerà che il Ministero delle Politiche Agricole possa, nel più breve tempo possibile, varare un decreto per il riconoscjmento delle organizzazioni dei frantoiani al fine di renderli interlocutori legittimi e qualificati nei confronti della Pubblica Amministrazione e per consentire loro di svolgere funzioni di interesse collettivo.
Anche nei rapporti con l’AIMA e poi con 1’AGEA si potrà e dovrà pervenire, attraverso apposite convenzioni, a migliorare il sistema di trasmissione dei dati di trasformazione delle olive e di produzione dell’olio, di movimentazione dello stesso e possibilmente di individuazione delle qualità, al fine di consentire una migliore gestione del settore da parte della Pubblica Amministrazione.
Ad onor del vero abbiamo già ottenuto dall’AIMA significative aperture su tali proposte e ci auguriamo che i rapporti, oggi ancora informali, possano a breve concretizzarsi, anche e soprattutto con il Ministero delle Politiche Agricole, affinchè la categoria dei frantolani possa essere messa nelle condizioni di fornire tutti i suggerimenti derivanti dalla sua millenaria esperienza.



 
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