Spaziotremila

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Un successo
forse nemmeno immaginato dagli organizzatori e poco sperato dai detrattori!
Al Convegno organizzato nella sala Tridente presso la Fiera di Bari
dall' Unione nazionale dei "Frantoiani d'Italia" erano presenti oltre
1000 frantoiani provenienti da tutta Italia. I 587 posti a sedere erano
completi già dalle ore 15, i corridoi, il fondo sala e finanche
i posti dietro al tavolo della presidenza si sono colmati dopo pochissimo,
nel viale a fianco alla sala una folla di
frantoiani
che non sono riusciti ad entrare, ma che hanno potuto ugualmente seguire
il convegno tramite le porte aperte e gli altoparlanti rivolti verso l'esterno
per non penalizzarli.
Un vero bagno di folla per il Ministro delle Politiche Agricole ed
Alimentari, on. Alfonso Pecoraro Scanio!
Ha aperto i lavori il Presidente nazionale di "Frantoiani d'Italia"
illustrando con competenza e fermezza i problemi che rischiano di portare
alla motrete un imprescindibile ganglio della filiera dell' olio di olive,
i frantoi, che pur essendo responsabilizzati, forse ogni logica, dai regolamenti
comunitari e dalle conseguenti normative italiane, non hanno nessun riconoscimento
giuridico da
parte delle competenti Autorità italiane ed UE.
Grande fiducia ha infuso nei presenti il Ministro Pecoraro Scanio che
ha riconosciuto l'insostituibile compito dei frantoi ed ha promesso l'immediata
emissione del Decreto di riconoscimen to da parte del MIPA della
categoria nonchè di portare a
Bruxelles, sostenendola con forza, la necessità di riconoscimento
anche a livello UE.
Il
comparto necessita di regolamenti chiari che penalizzano i furbi e premiano
gli onesti operatori, che sono la maggior parte, - ha proseguito il Ministro
- in quanto l'agricoltura deve essere fatta nei campi e non negli uffici
o nei laboratori.
In un momento in cui, in tutti i campi, le parole la fanno da padrone,
i fatti sono inesistenti e la popolazione delusa si defila sempre più
da ciceruacchi di giornata, il fatto che una tal folla di persone si sia
concentrata in quella sala sta a significare che ha ritenuto gli interlocutori
tutti validi ed attendibili stimando ciò che ne sarebbe venuto fuori
non le solite vaghe promesse e vacue lamentele, ma un serio discorso programmatico
fatto fra persone serie animate da vera volontà di operare in favore
di una categoria che, dopo quello della produzione (ma oseremmo dire a
pari merito, essendo una propedeutica all'altra, quindi non dopo), sta
alla base di tutta la filiera.
L’attuale
convegno svolto dall’Associazione Frantoiani d’Italia nell’ambito della
Fiera del Levante, cade in un momento particolarmente delicato per il settore
olivicolo oleario, attraversato da comprensibili fermenti di contestazione,
sia nel mondo dei frantoiani oleari, sia in quello della produzione, e
mi si consenta anche se, in misura ~ridotta, nell’industria del confezionamento.
La grave crisi di mercato dell’olio d’oliva ha profonde radici e trae
purtroppo origine da modificazioni della politica comunitaria che in questi
ultimi anni ha privileggiato la visione ragioneristica dell’Europa rispetto
a quella politica, con l’aggravante che, mentre negli altri settori della
produzione agricola, l’accordo fra i grandi Paesi dell’Unione Europea ha
jmpedito il collasso, nel settore dell’olio d’oliva siamo purtroppo nel
vortice di una situazione che non lascia prevedere orizzonti sereni.
La riforma dell’OCM annunciata dalla Commisione dell’Unione Europea
per il 2001 non è stata ancora abbozzata e le voci che, volta a
volta, arrivano da Bruxelles, sottoforma di indiscrezioni, non fanno che
accrescere il nervosismo degli operatori.
L’anticipo di tale riforma che si è attuata a mezzo dei regolamenti
2366 e 2367 del 1998 è stato un rimedio peggiore del male. Tale
anticipo di riforma ha eliminato purtroppo l’unica ancora di salvezza in
questo settore rappresentata dall’intervento pubblico che almeno frenava
la caduta dei prezzi al massimo fino al livello dei prezzi di intervento.
L’eliminazione dell’aiuto al consumo non è stata compensata
con provvedimenti efficaci che potessero offrire i medesimi vantaggiosi
risultati senza pericoli di frodi.
Ancor più grave è stata l’imposizione al livelo dei frantoi
di oneri insostenibili per una categoria già in seria difficoltà
per la crisi del settore. Ci riferiamo al sistema di pesatura automatica
delle olive e da altre incombenze introdotte con la normativa di cui sopra
ad una categoria che già dal 1966 ha l’obbligo dell’emissione dei
modelli F, della tenuta dei registri di lavorazione delle olive e di una
severa contabilità per sostenere un sistema dal quale tali soggetti
non sono chiamati in termini di partecipazione agli aiuti.
Nessuno si oppone, e la stessa Corte dei Conti dell’Unione Europea
lo ammette, al fatto che i frantoi siano il perno di qualsivoglia politica
di sostegno della produzione dell’olio d’oliva in Europa, ma è anche
vero che, se tale ruolo è ritenuto indispensabile, bisognerà
concedere innanzitutto un riconoscimento alla categoria dei frantoiani
e soprattutto prevedere adeguati finanziamenti a svolgere tali delicate
funzioni in favore della Pubblica Amministrazione.
Il solo sitema di pesatura automatica stà costando alla categoria
dei frantoiani all’incirca 200 miliardi di lire e l’Unione Europea non
ha previsto alcun finanziamento, anche parziale, per venire incontro alla
categoria già oberata dai numerosi costi ragioneristici di tenuta
dei registri di lavorazione delle olive e dei registri di movimentazione
degli oli.
Peraltro la Commissione dell’Unione Europea, finita la precedente esperienza,
che tutto sommato aveva dato risultati positivi, ha dato segno, in questi
ultimi tempi, ci spiace dirlo, di palese incompetenza in tale settore.
Tale incompetenza ha raggiunto il massimo quando si ècercato di
imporre un sistema di pesatura delle olive sul tipo di
quello spagnolo in frantoi che non hanno assolutamente le stesse caratteristiche
nè le stesse dimensioni.Il grande Vincenzo Cuoco direbbe che è
impossibile far indossare ad un uomo di grande corpulen— za il vestito
di un uomo magro!
La millenaria esistenza dei nostri frantoi trae origine da tradizioni
di consumo di olio d’oliva ben diverso dal sistema spagnolo, aduso da sempre
a fornire oli che gli operatori italiani acquistavano, in massima parte,
per destinarlo alla raffinazione.
Il nostro olio è frutto di una cultura e di un palato raffinato
che mal si concilia con un appiattimento della qualità che purtroppo
la Commissione di Bruxelles stà determinando in quasi tutti i settori
delle produzioni mediterranee.
Il riferimento esclusivo a standard qualitativi, tratti soltanto dai
sistemi analitici, non può essere la base del prodotto di qualità.
E’ ben vero che da parte nostra poco si è fatto per far valere tale
principio e per imporre sul mercato la migliore e più eccellente
qualità degli oli extra vergini italiani.
Il mondo dei produttori olivicoli ci ha provato ottenendo il varo della
famosa legge 313 da parte del Parlamento italiano che non ha prodotto i
suoi effetti per l’impugnativa comunitaria ben nota.
E’ vero che quella legge esasperava il concetto di qualità estendendolo
anche all’olio d’oliva del tipo “riviera”, costituito al 90% da olio ottenuto
dalla rettificazione degli oli lampanti, ma è anche vero che per
l’olio extra vergine d’oliva nazionale diviene indispensabile pevenire
con urgenza alla sua qualificazione.
Non è possibile vedere nelle grandi catene di distribuzione
oli extra vergini offerti all’incredibile prezzo di 3.800 Lit/lt. comprensivo
di bottiglia, tappo ed etichetta.
Il mondo olivicolo e quello dei frantoani che con esso è strettamente
correlato, debbono organizzarsi anche in maniera alternativa alla grande
distribuzione organizzata offrendo ai consumatori degli oli extra vergini
nazionali prodotti a prezzi degni di tale qualità. Da tempo i frantoi
dell’Umbria, della Toscana e della Liguria hanno compreso tale strategia
ed il consumatore intelligente di quelle regioni acquista presso di essi
olio extra vergine a prezzi che vanno dalle 10.000 Lit/it. fino a superare
le 20.000 Lit/lt.
Per far ciò occorre un’intensa campagna promozionale con il
sostegno del finanziamento pubblico, e ci spiace che ciò non sia
potuto avvenire utilizzando fondi derivanti dal’abrogazione dell’aiuto
al consumo.
Vendere in sostanza 1,5 / 2,0 milioni di quintali di olio extra vergine
italiano a prezzi adeguati non dovrebbe rappresentare un problema già
nel nostro Paese di 58 milioni di abitanti ma ancor più in un’Unione
Europea che si avvia a superare i 300 milioni di abitanti che guardano
all’Italia con particolare interesse sia per le bellezze naturali che per
quelle culinarie.
D’altro canto anche l’industria italiana intelligente dovrebbe cogliere
l’occasione per una seria valorizzazione dell’olio nazionale in quanto
la politica dei cosiddetti “prezzacci” sta agevolando sempre di più
l’industria degli altri Paesi comunitari condannando a lento suicidio quella
seria industria nazionale che una volta era esempio e vanto nell’intero
Mediterraneo.
Un piano di ristrutturazione dei nostri frantoi meridionali si impone
con urgenza per renderli adeguati alla nuova politica di mercato. In questo
senso chiediamo al Ministro, attraverso il varo del piano olivicolo nazionale,
atteso da decenni, uno spazio importante da dedicare ai frantoi oleari
ben sapendo che se i frantoi venderanno meglio il loro olio d’oliva, oggi
ancora per buona parte giacente nei
loro magazzini, a trarre vantaggio saranno anche e soprattutto i produttori
olivicoli.
Altro aspetto importante è quello di prevedere un collegamento
in rete, possibilmente via internet, tra i frantoi oleari per poter offrire
in tempi reali le quantità e le qualità degli oli prodotti
alla grande industria che deve ancora oggi purtroppo avvalersi di mediatori
per ottenere partite in quantità e qualità omogenea.
La nostra Associazione stà già studiando tale progetto
ed in breve saremo in grado di proporlo alla base associativa.
E’ ovvio che per arrivare a tali importanti traguardi occorrerà
che il Ministero delle Politiche Agricole possa, nel più breve tempo
possibile, varare un decreto per il riconoscjmento delle organizzazioni
dei frantoiani al fine di renderli interlocutori legittimi e qualificati
nei confronti della Pubblica Amministrazione e per consentire loro di svolgere
funzioni di interesse collettivo.
Anche nei rapporti con l’AIMA e poi con 1’AGEA si potrà e dovrà
pervenire, attraverso apposite convenzioni, a migliorare il sistema di
trasmissione dei dati di trasformazione delle olive e di produzione dell’olio,
di movimentazione dello stesso e possibilmente di individuazione delle
qualità, al fine di consentire una migliore gestione del settore
da parte della Pubblica Amministrazione.
Ad onor del vero abbiamo già ottenuto dall’AIMA significative
aperture su tali proposte e ci auguriamo che i rapporti, oggi ancora informali,
possano a breve concretizzarsi, anche e soprattutto con il Ministero delle
Politiche Agricole, affinchè la categoria dei frantolani possa essere
messa nelle condizioni di fornire tutti i suggerimenti derivanti dalla
sua millenaria esperienza.