(Il-Frantoio) P1-102
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Il Frantoio 
Organo ufficiale dell' Associazione Nazionale"Frantoiani d' Italia"
Direttore responsabile edizione su carta e telematica: Franz Rodi-Morabito 
   
    In questo numero troverete:
    pag.4 
1  Il Comitato di gestione materie grasse della U.E. ha approvato il nuovo Regolamento comunitario relativo alle norme di commercializzazione dell’olio d’oliva.
Tale Regolamento introduce una serie di norme e novità rispetto al passato che riguardano le nuove regole di etichettaggio dell’olio d’oliva e dei prodotti contenenti olio d’oliva.
Fra queste di particolare rilevanza è quella riguardante l’obbligo, per tutte le aziende che immettono al consumo olio d’oliva, di vendere il prodotto in recipienti ermeticamente chiusi di capacità non superiore a 5 lit. contenenti le indicazioni delle norme di etichettaggio contenute in detto Regolamento.
Con tale impostazione, nonostante le reiterate proteste della nostra Associazione, diviene obbligatorio, anche per i frantoiani che vendono olio d’oliva al consumatore finale, applicare le analoghe norme nazionali che la stessa Associazione era riuscita negli anni passati ad evitare attraverso una circolare del Ministero dell’Industria che dava una interpretazione meno restrittiva della disposizione allora vigente.
Purtroppo il nuovo Regolamento comunitario non si presta più a valutazioni riduttive da parte degli Stati membri e pertanto la categoria dei frantoiani dovrà organizzarsi per continuare a vendere gli oltre settecento mila quintali di olio che annualmente vanno al consumo diretto.
A questo punto sarà opportuno, per i frantoiani che intendono continuare a praticare questo tipo di vendita, dotarsi di una riempi/pesa lattine facendo stampare sulle etichette le indicazioni contenute nel nuovo Regolamento.
Su tale problema gli associati potranno prendere direttamente contatti con la nostra Associazione che continuerà a chiedere alle Autorità nazionali e comunitarie un’interpretazione meno drastica del nuovo obbligo.
Il Regolamento di cui sopra prevede inoltre norme relative alla vendita dell’olio esclusivamente italiano e sulle miscele di olio d’oliva e di olio di semi che continueranno purtroppo ad essere diffusi nei  Paesi comunitari non produttori di olio d’oliva e venduti nell’area comunitaria.
L’Associazione Frantoiani d’Italia, che si accinge ad indire riunioni regionali per affrontare tutte le problematiche che si prospettano per la nuova campagna, esaminerà unitamente ai propri associati la normativa introdotta con il succitato Regolamento.
Per coloro i quali vorranno sin d’ora conoscere in dettaglio tutte le norme si rimanda ad una lettura sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea oppure si invitano a fare richiesta alla nostra Associazione di copia del testo che però attualmente è disponibile solamente in lingua francese. 2 Un quadro generale del settore, dal punto di vista della commercializzazione, è stato presentato al recente “ Salone dell’olio” di Verona in un ottica di cauto ottimismo giustificato dalla lievitazione dei prezzi e dall’andamento dei consumi degli ultimi mesi. Ma l’aspetto più interessante è quello emerso dai dati ISMEA (Istituto di ricerca dei mercati agricoli) relativi all’anno 2001 che prendono in esame il bilancio dell’import-export dal quale risulta confermata la struttura deficitaria del nostro comparto oleario.
Il saldo è infatti sempre più passivo perché le importazioni - anche a causa dei risultati produttivi della campagna di scarica del 2000/2001 - hanno superato largamente le esportazioni in un contesto di crescita dei consumi, sia a livello nazionale che sul piano mondiale. In altre parole, mentre continua ad aumentare la domanda del prodotto “olio d’oliva” a tutte le latitudini, in Italia non ne traggono sostanziali benefici - almeno per quanto riguarda la remunerazione - i vari soggetti della filiera, in primo luogo gli olivicoltori e i frantoiani.
- Importazioni per oltre 4
milioni  e mezzo di quintali
Andando al concreto, nel 2001 la minore disponibilità del prodotto interno dovuta  all’annata negativa ha spinto in alto le importazioni  alle quali si è dovuto ricorrere per assicurare la copertura del fabbisogno nazionale che tra l’altro ha segnato qualche decimo di punto in più in termini di consumi pro-capite.
Queste le ragioni per le quali gli acquisti dall’estero sono lievitati,  sempre secondo l’ISMEA, del 18% con una spesa di oltre 850 milioni di Euro, importo questo, che per la metà è andato alla Spagna e per un quarto alla Grecia, seguito a distanza da Tunisia e Turchia come principali fornitori del nostro Paese.
In questo panorama il segmento degli oli vergini ha interessato oltre il 70% della spesa mentre il residuo è stato assorbito dai raffinati e dai lampanti.
In termini quantitativi, sempre secondo le indicazioni dell’ISMEA, ciò ha significato un volume di oltre 4 milioni e mezzo di quintali di oli di varie provenienze e qualità.
- Stati Uniti e Germania si
confermano come i migliori mercati per l’olio italiano
A fronte di questa situazione per quanto concerne le esportazioni, sempre nel 2001, si è manifestato un ben più modesto trend di crescita ma anche la conquista di nuovi interessanti mercati.
Su base annua infatti è stata messa a segno una percentuale del 3% in più del volume del prodotto collocato all’estero che si è attestato intorno ai 2.700.000 quintali, ma questo progresso quantitativo è stato annullato dal calo dei prezzi, tanto che la riduzione dei ricavi è stato di oltre il 4% superando di poco i 700 milioni di Euro determinando di conseguenza uno sbilancio di circa 150 milioni di Euro rispetto all’importazione.
Quanto alle diverse tipologie, gli oli nazionali che sono andati all’estero sono aumentati sensibilmente nel segmento dei vergini e degli extra-vergini dove hanno raggiunto 1.650.000 quintali e quindi un più 13% mentre il balzo per i lampanti è stato assolutamente eccezionale (più 39% in volume).
Circa le destinazioni, gli Stati Uniti si sono confermati anche nel 2001 il nostro principale sbocco commerciale nonostante un lieve rallentamento rispetto all’anno precedente. Nei mercati USA è stato infatti collocato il 40% del nostro export che, in temi assoluti, equivale ad un quantitativo di oltre 1.110.000 quintali.
Lievemente inferiore è stata la quantità di olio venduto nell’Unione Europea, che si è attestata su 1.030.000 quintali, con un incremento dell’11% rispetto all’anno precedente.
La Germania, con un peso relativo del 13%, è al secondo posto della classifica dei clienti esteri, seguita dalla Francia con un 9,5%. In entrambi questi Paesi l’Italia ha incrementato le sue vendite, nel corso del 2001, con progressi su base annua rispettivamente del 9% e del 2%.
Ottimi infine gli sviluppi commerciali in Giappone che con oltre 160.000 quintali di oli importati dall’Italia ha aumentato gli acquisti del 10% ed è divenuto un mercato privilegiato.
Tra gli altri mercati esteri di nostro interesse risultano migliorate le esportazioni nel Regno Unito e in Australia (con il 20% in più nei due Paesi), mentre in Canada i volumi del 2001 hanno confermato sostanzialmente il dato dell’anno precedente.
- Extra-vergini in crescita nei consumi nazionali
Passando ora all’esame del mercato nazionale, due sono gli aspetti che hanno assunto nel 2001 un rilievo particolare: l’ulteriore crescita dei consumi dell’extra-vergine e il forte rallentamento degli acquisti dell’olio sfuso nei frantoi, attribuibile al crollo produttivo conseguente all’annata di scarica.
Lo sfuso, che di norma si colloca intorno al 20-25% dei consumi delle famiglie, a causa dell’inversione di tendenza ha determinato una crescita della quota degli oli confezionati i quali ormai fanno la parte del leone.
Nell’ambito delle diverse tipologie l’accelerazione dei consumi degli oli extra vergini è stata di oltre il 70% rispetto al 2000 mentre segnano il passo gli acquisti delle famiglie per gli oli comuni e per quelli di sansa.
In totale il mercato nazionale vale, in termini monetari, circa 4 milioni di Euro.
Per quanto riguarda le diverse aree geografiche di consumo, gli acquisti diretti di oli d’oliva sfusi restano essenzialmente prerogativa delle regioni centro meridionali dove si concentra la maggior parte degli impianti di trasformazione con una ripartizione che l’ISMEA valuta ad oltre il 60% nel Sud, al 25% nel Centro Italia e per il restante 13% al Nord.
Questo conferma l’esigenza di difendere questa forma di collocamento del prodotto da parte dei frantoi nonostante la pretesa, che viene avanzata da qualche parte, di rendere obbligatorio il preconfezionamento.
Si impone quindi di vigilare per impedire, come fu tentato due anni orsono, di scoraggiare questo tipo di vendita, ipotesi che l’Associazione Frantoiani d’Italia  riuscì a scongiurare ottenendo una decisione favorevole dal Ministero dell’Industria.
Riguardo agli oli d’oliva confezionati la ripartizione degli acquisti domestici assegna alle regioni settentrionali un netto primato con una quota di circa il 50% contro il 24% delle regioni centrali e poco più del 27% dell’Italia meridionale.
Relativamente ai diversi canali di vendita la grande distribuzione organizzata, e cioè i supermercati, a seguito dei progressi degli ultimi anni è arrivata a coprire quasi il 60% delle vendite di oli d’oliva confezionati.
Da questo quadro complessivo appare sempre più evidente l’importanza del ruolo e la funzione che i frantoiani giocano nella filiera, sia come responsabili della qualità, che punta ulteriormente sugli oli di pregio, sia come diretti fornitori delle famiglie per quanto riguarda il prodotto più genuino acquistato nelle sedi di produzione nel corso della campagna olearia. 3 Il Regolamento CEE 2568/91 della Commissione ha definito le caratteristiche degli oli d’oliva e di quelli di sansa fissando anche i metodi di valutazione di tali caratteristiche. Ora però si è reso necessario - anche per sanare una serie di inconvenienti emersi negli ultimi anni - rivedere vari aspetti della normativa allo scopo di fissare dei parametri limite per alcuni componenti importanti degli oli e per seguire l’evoluzione tecnica dei metodi di analisi. Quanto alla decorrenza delle nuove norme, che condizionano anche l’ammissibilità degli oli agli aiuti comunitari, il punto 8 delle premesse al nuovo Regolamento si esprime nei seguenti termini: “ Per consentire un periodo di adeguamento alle nuove norme e la predisposizione degli strumenti necessari per la loro applicazione, nonché per evitare turbative nelle transazioni commerciali, è opportuno rinviare l’applicabilità delle modifiche previste dal presente Regolamento fino al 1 settembre 2002 e prevedere una eccezione per gli oli d’oliva e gli oli di sansa d’oliva condizionati per il commercio al dettaglio anteriormente a tale data”.
Un aspetto di notevole importanza pratica per i frantoiani riguarda, nel nuovo Regolamento, una migliore precisazione delle valutazioni organolettiche degli oli a proposito delle quali sono considerati gli aspetti che seguono
Sono considerati attributi positivi :
Fruttato = insieme delle sensazioni olfattive, dipendenti dalla varietà delle olive, e caratteristiche dell’olio ottenuto da frutti sani e freschi, verdi o maturi, percepite per via diretta o retronasale.
Amaro = sapore caratteristico dell’olio ottenuto da olive verdi o invaiate.
Piccante = sensazione tattile pungente caratteristica di oli prodotti all’inizio all’inizio della campagna, principalmente da olive ancora verdi.
Sono invece attributi negativi:
Riscaldo = flavor caratteristico dell’olio ottenuto da olive ammassate che hanno sofferto un avanzato grado di fermentazione anaerobica.
Muffa-umidità = flavor caratteristico dell’olio ottenuto da frutti nei quali si sono sviluppati abbondanti funghi e lieviti per essere rimasti ammassati per molti giorni e in ambienti umidi.
Morchia = flavor caratteristico dell’olio rimasto in contatto con i fanghi di decantazione in depositi sotterranei e aerei.
Avvinato-inacetito = flavor caratteristico di alcuni oli che ricorda quello del vino o dell’aceto. E’ dovuto fondamentalmente a un processo fermentativo delle olive che porta alla formazione di acido acetico, acetato di etile ed etanolo.
Metallico = Flavor che ricorda il metallo, caratteristico dell’olio mantenuto a lungo in contatto con superfici metalliche durante i procedimenti di macinatura, impastatura, pressione o stoccaggio.
Rancido = Flavor degli oli che hanno subito un processo ossidativo.
Cotto o stracotto = flavor caratteristico dell’olio, dovuto ad eccessivo e/o prolungato riscaldamento nel corso dell’oleificazione, specialmente durante la termo-impastatura, se avviene in condizioni termiche inadatte.
Fieno-legno = flavor caratteristico di alcuni oli provenienti da olive secche.
Grossolano = sensazione orale/tattile densa e pastosa prodotta da alcuni oli.
Lubrificanti = flavor dell’olio che ricorda il gasolio, il grasso o olio minerale.
Acqua di vegetazione = flavor acquisito dall’olio a causa di un contatto prolungato con le acque di vegetazione.
Salamoia = flavor dell’olio estratto da olive conservate in salamoia.
Sparto = flavor caratteristico dell’olio ottenuto da olive pressate in fiscoli nuovi di sparto e può essere diverso se il fiscolo è fatto con sparto verde o con sparto secco.
Terra = flavor dell’olio ottenuto da olive raccolte con terra o infangate e non lavate.
Verme = flavor dell’olio ottenuto da olive fortemente colpite da larve di mosca dell’olio (Bactricea Oleae)
Cetriolo = flavor che si riproduce caratteristicamente nell’olio durante un condizionamento ermetico eccessivamente prolungato, particolarmente in lattine, che è attribuita alla formazione di 2-6 nonadienale.
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Finanziamenti ed agevolazioni per potenziare e ristrutturare i frantoi

A seguito dell’intensificarsi delle richieste di informazioni e consulenze da parte dei frantoiani che intendono ristrutturare o potenziare i propri stabilimenti l’Associazione Frantoiani d’Italia ha istituito presso la propria sede un apposito servizio di assistenza. Professionisti qualificati si occuperanno di corrispondere alle varie domande sulle opportunità esistenti in materia di incentivazioni e agevolazioni relative a progetti di miglioramenti strutturali, ambientali e ad iniziative di marketing dei frantoi (rinnovo dei macchinari e potenziamento degli stabilimenti, impianti di stoccaggio, linee di imbottigliamento, messa a punto di programmi di igiene e sicurezza, ecc).Potranno pertanto essere richieste all’Associazione informazioni, normative e notizie su ogni possibilità, quindi i frantoiani potranno erudirsi su requisiti, condizioni, modalità di accesso nonchè aspetti procedurali relativi alle varie forme di finanziamento o di incentivazione.


 
 
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