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(Morogall)
Mrg-4
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e composizione:Atremon
Mimmo Morogallo
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Mimmo Morogallo inizia la sua carriera artistica
per divertirsi.
Già da ragazzino le matite, i colori
erano per lui divertimento, gioia che si rinnova ogni volta che il colore
prende a creare immagini sulla tela, un piacere che nasce nel momento in
cui il pittore entra in contatto con la sua opera.
Dovendo scegliere tra la rappresentazione
di un paesaggio o di un concetto, Morogallo non ha incertezze, sceglie
il primo.
Non che egli disprezzi i valori ideali che
entrano in gioco nell'opera d'arte, ma sente istintivamente di parteggiare
per ciò che vive, che palpita e fa palpitare: nel paesaggio come
in un fiore, c'è la vita della natura e la lint`a che fa crescere
e germogliare le cose, la semplice ed eterna bellezza del mondo; c'è
il mondo nella sua interezza, rappresentato in un suo infinitesimale frammento.
Sentire le cose come partecipi di una unità
indissolubile, è il modo dell'artista per inserirsi nel grande flusso
della vita. Nella rappresentazione di un paesaggio può incarnarsi
l'idea di questa concezione poetica, ma nella rappresentazione del concetto,
in termini astratti e ideali, non può trovare posto l'immagine tangibile
del paesaggio.
E la fedeltà al reale nelle raffigurazioni
è un presupposto imprescindibile, per il pittore che si adopera
per farla convivere con il sentimento capace di reinterpretare liricamente
le immagini stesse della realtà.
L'acquisizioneCiò che distingue e caratterizza
Morogallo nell'ambito del movidella tecnicamento, è forse una più
viva partecipazione sentimentale al motivo e una maggiore sontuosità
cromatica.
Ciò che egli ritrae, soggetti
viventi o inanimati che siano, subito si tramuta in affascinante
creazione di pura bellezza, in inno alla gioia di vivere: ogni cosa si
colora di toni luminosi e leggeri, tingendosi di grazia squisita, e i soggetti
si animano di un sentimento dolce e sognante.
Ai suoi occhi incantati il mondo si mostra
come un tripudio di colore e luci, e solo la pittura riesce a fornire a
questo artista lo strumento ideale per fermare la suggestione di una tale
visione della realtà, e dare a chi può osservare le sue opere
il modo di condividere lo stupore per questa rivelazione. Così il
suo bagaglio di umanità e il suo entusiasmo di vita diventano patrimonio
collettivo nel momento in cui un'ispirazione serena guida la mano sulla
tela.
Morogallo naturalista nel senso letterario
del termine, ha bisogno di sentire fisicamente la presenza di ciò
che dipinge, di suscitare un incontro diretto con il reale. La vita di
Morogallo si può dividere in due momenti: il primo, in La vita cui
sogna di diventare pittore e girare il mondo, conoscere usi e costumi di
tanti popoli della terra, e il secondo, quando il sogno si trasforma in
realtà, a tal punto da consentirgli di far sognare chi osserva le
sue tele, prova concreta di una felice ispirazione e di una meditata ricerca.
Morogallo nasce a Gioia Tauro, cittadina della provincia di Reggio Calabria,
nel settembre del 1939. All'età di 16 anni, vinta la resistenza
dei genitori che non volevano assecondare il suo desiderio di recarsi in
una grande città per dare corso ai suoi progetti, è portato
dal Padre marittimo dipendente della società di navigazione
Italia a Genova, dove viene iscritto ad una scuola di lingue per
interpreti. Il giovane Morogallo lascia credere alla famiglia di frequentare
quella scuola con profitto; in realtà, per dare sfogo alla sua naturale
vocazione artistica, si iscrive ad un corso di disegno e pittura e segue
come uditore le lezioni presso l'Istituto d'Arte, andando a far pratica
negli studi di affermati pittori e galleristi. Quando, trascorsi due anni,
il Padre viene avvertito dalla vecchia padrona della pensione ove il figlio
alloggia che questi più che praticare la scuola linguistica, si
diletta a maneggiare pennelli e colori (dall'insopportabile odore di trementina!),
un po' deluso per essere stato raggirato, ma consapevole di dovergli far
intraprendere un'attività a lui congeniale, lo fa impiegare sui
grandi transatlantici. Un lavoro che si rivela sin dall'inizio gratificante
per Morogallo, Le prime perché gli consente di disegnare le copertine
dei menu e i manifesti di esperienze avviso ai passeggeri, finché,
a partire dal 1957, non gli viene consentito artistiche di trasferirsi
ogni tre mesi sui più lussuosi transatlantici della marina mercantile
Italia: Cristoforo Colombo, Leonardo da Vinci, Raffaello, Michelangelo
dove, oltre a disegnare e dipingere scenari per il teatro, truccare i passeggeri
per le feste in maschera, gli è consentito esporre nei grandi saloni
le proprie tele, con grande soddisfazione del comandante che offriva una
gradita occasione di incontro culturale ai passeggeri: occasione, questo,
per Morogallo per far conoscere ad un pubblico qualificato, presenti spesso
collezionisti e critici, il suo stile pittorico.
Morogallo, per migliorare sempre più
la sua tecnica espressiva, dedicava le poche ore libere allo studio dei
pittori francesi, che tanto lo affascinavano, particolarmente era ai`fascinato
dagli Impressionisti, ed approfittava delle soste nei porti delle diverse
città del mondo per visitare musei e gallerie.
Nel 196(), quasi per gioco, esperimenta una
tecnica tutta particolare: modella un bassorilievo servendosi di materiali
poveri, segatura e sabbia, incontrando i t`avori dei critici canadesi e
statunitensi. Nella presentazione della personale a New York, presso la
Rizzoli Library nella 5. Avenue, del 1959, il critico Jannie Mac Grae disse:
''Servono ad accendere la fiammella del .s.entimento, ad in~entilire la
rappre.s.entazi(~ne del bas.5.(~riiievo, pae.s.ag~i diver.s.i, tradiziani
ed u.s.i contra.stanti, sabbio.si e palpitanti come crcature umane. L'arti.s.ta
ha appre.s.o .s.oprattutto che l'arte non pu(~ avere confine quando e.s..s.a
è pura e genuina i.s.pirazione". La tecnica del bassorilievo viene
apprezzata anche in Argentina, alla Galleria Velasquez, la cui direzione
acquista ben sei tele; ed anche in Italia. Nel mese di aprile del 1964,
Morogallo si trasferisce in Venezuela, su invito del giornalista Luis Garcez
e del critico d'arte Pier Guzman, sua vecchia conoscenza. Qui gli si otfre
l'opportunità di entrare in contatto con le bellezze naturali di
una terra tanto decantata dai suoi amici. Nei villaggi sulle rive dell'orinoco
e del Rio Caroni, in mezzo ad una natura selvaggia e dai mille colori,
scopre il fascino della pittura "en plen air". Un angolo di paradiso con
paesaggi da t`avola, t`oreste "impregnate" di tutta la gamma del verde,
cascate iridescenti, torrenti disseminati di instancabili cercatori di
diamanti. Vinto da una bellezza così selvaggia, Morogallo decide
di soggiornare per sette mesi in un villaggio primitivo, San Felis, sulle
sponde dell'orinoco, dove si accampa in una capanna e dipinge all'aria
aperta, "catturando" alla natura quella poetica e romantica sinfonia di
colori. Fa parte di questo "tacc.uino" I'opera "Cercatori di diamanti nel
In Venezuela Rio Caroni", nella cui semplicità compositiva è
racchiusa la storia di "en plen aiP' sfruttamento di poveri cercatori costretti
a svendere a tratficanti senza scrupoli, per pochi spiccioli, quei preziosi
e rari ritrovamenti che restano tra le fitte maglie dello staccio. A testimonianza
di quel periodo venezuelano sono ancora presenti nello studio dell'artista
(non se n'è voluto mai separare!) alcune tele: una delicata maternità
(una donna colta nel momento in cui, con dolce espressione di compiacimento,
allatta il proprio bambino, intento a palpare l'altro seno non solo per
un senso di istintiva protezione, ma anche per rassicurarsi che nessuno
potrà insidiare quel suo unico preziosissimo alimento); una ragazza
"yarura", a cui la rotondità dei seni e le bianche collane attorcigliate
al collo e penzolanti sul petto conferiscono un'acerba sensualità;
una giovane della tribù "guaica" dell'alto orinoco~ che si è
lasciata ritrarre nella sua totale nudità.
Prima di lasciare il Venezuela, Morogallo
espone le sue opere nei saloni del club nautico Caroni, dove i soci e i
numerosi visitatori europei hanno modo di apprezzare la magia di quella
produzione artistica. Sono tali le richieste di acquisto di quadri che
il nostro pittore sarà "costretto" a fare ritorno in Venezuela per
altre mostre negli anni '75 e '76.
Nel suo peregrinare per
il mondo Mimmo Morogallo è catturato dal fascino delle ragazze,
che ritrae nella tipicità del loro ambiente, sia che si trovi a
Thaiti, o ad Honolulu, sia a Fort de France, capitale della Martinica,
nelle piccole Antille.
Il "pittore giramondo"
diviene uno degli artisti italiani più conosciuti e apprezzati all'estero,
per avere rinverdito, con una serie di opere riproducenti gli scorci di
paesi della Calabria, il profondo legame affettivo che unisce i nostri
emigrati con la terra d'origine. Ne sanno qualcosa i calabresi d'Australia,
del Canada che a Melbourne, a Sidney, a Pert hanno modo, mediante un nostalgico
tuffo nel passato, di ritrovare la loro infanzia, di "risentire" il profumo
del mare e la magica atmosfera delle marine, rappresentati con effetti
di drammatica naturalezza grazie alla
speciale tecnica mista "olioacrilico".
E' il periodo in
cui Morogallo si "specializza" nella riproposizione dei paesaggi, sia visti
dalle verande dei balconi, con il mare sorvolato da gabbiani e colombe,
quasi che voglia ricordarsi che la vasta distesa azzurra costituisce un
importante veicolo per la pace nel mondo; sia dipinti dall'interno delle
fattorie, con gli sterminati campi trapuntati di papaveri e coloratissimi
fiorellini, oppure coltivati a girasoli.
Di tanto in tanto avverte
il bisogno di "fermarsi" in Italia. Il suo punto d'approdo è Genova
Pegli, dove conosce numerose ragazze (si fidanza almeno 5 o 6 volte), fino
a quando all'età di 29 anni il suo cuore non viene conquistato da
una simpatica giovane del suo paese, che sposa al comune di Genova: Marilla,
e con la quale smessa la voglia di fare il gitano o "I'Ulisse del
mare", come lo definì Emilio Argiroffi decide finalmente di
fare rientro a Gioia Tauro, per godere la bellezza e il calore della sua
terra. Messaggio d'amore
A partire dal 1985 la produzione
artistica di Morogallo diventa per la sua terra sempre più copiosa,
presente con mostre collettive e personali in tutte le regioni d'Italia.
Già nel '78 grande
successo aveva incontrato la mostra a Firenze alla Galleria "Il Vaglio",
dove "incassa" la critica entusiastica del critico d'arte Paolo Vaccarino
e dove incontra Leonida Repaci, tanto colpito dalla "Mareggiata sull'ulivarello
di Palmi", sua città natale, da invitarlo ad esporre alla Galleria
Telespiga di Viareggio, proprio in concomitanza con l'omonimo premio letterario.
Altro importante successo
Morogallo lo ottiene in una personale a Roma, presso l'Hotel Parco dei
Principi, patrocinata dal corpo diplomatico e governativo, presenti nlinistri,
cardinali, giornalisti e critici d'arte.
Nel frattempo gli vengono
conferiti numerosi premi, tra cui si ricordano: la Medaglia d'oro "Lupa
capitolina", consegnatagli a Palazzo Madama dall'allora V. presidente Loris
Fortuna; il Premio Speciale Viareggio; il Jambo Jet d'oro assegnatogli
dall'ambasciata del Sudan a Roma; la Targa d'oro "Artefice Italiano nel
mondo dell'Arte" conferitagli dall'ambasciata di Bulgaria a Roma; gli "Allori
del palatino", al Campidoglio di Roma; il diploma di gran croce al merito
Cristoforo Colombo nella sede dell'ambasciata americana. Viene inoltre
nominato a Torino
Accademico d'ltalia con medaglia d'oro. Per
meriti artistici riceve il Diploma dell'istituto di Cultura Artistica dell'Accademia
Tiberina di Roma; la laurea h.c. di Dottore in Arte all'Università
Interamerica de Ciancias Humanisticas della Florida U.S.A.; il premio "Mondo
d'oggi" a Brescia; il trofeo Firenze Arte; il `Milano Natale d'oro"; nonché
altri riconoscimenti negli Stati Uniti, Canada, Australia, Venezuela, ecc.
Olbe trecento articoli, in ltalia
e all'estero, vengono pubblicati sull'arte di Morogallo, che comunque nonl
perde il "vizio" di recarsi oltreoceano. Per il Centenario della nascita
di Corrado Alvaro, prepara una mostra di oltre 3O opere, che presenta,
con il patrocinio della Regione Calabria e la prolusione del prof. Carmelo
Carabetta, dell'Università di Messina, profondo conoscitore dei
f`enomeni sociologici collegati alI'emigrazione, in importanti centri culturali
e prestigiose università del Canada e degli Stati Uniti.
L'esperienza artistica
ed umana di Mimmo Morogallo è raccontata, riconoscimenti con profondo
acume critico, da Augusta Torricelli Frisina ne "ll pittore e la valigia".
Da quelle pagine emerge il ritratto di un uomo che è riuscito ad
entrare con pieno diritto nel mondo dell'arte, con la sua voglia di vivere
e di girare il mondo, con la sua felicità di dipingere, di ritrarre
la vita ed il suo tempo, con quello stile o quegli stili capaci di rappresentare
un universo interiore fatto di amore per la
propria terra, amore per le bellezze naturali, intriso di sentimenti di
pace e di selenità: elementi che l`anno della pittura di Morogallo
un "unicum" eccezionale ed irripetibile.
Mimmo Morogallo: un artista contemporaneo
( Luigi Hyerace, Docente Storia dell' Arte dell' Università di Messina)
)
' Artista locale" è l'espressione che potremmo usare per preselltare
Mimmo Morogallo, ma non con I'accezione limitativa del termine, bensì
per indicare che t`onte principale della sua ispil.azione sono i paesaggi~
il mare, le strade, le case dei paesi e la gente della sua Calabria. Per
altro basterebbe Ullo sguardo alle sue opere per intuile che il termine
''locale" viene ampiamente travalicato per la í`orza e la suggestione
delle t`orme e dei colori che denun7.iano una intensa e continua ricerca.
Della sua cospicua produzione pittorica meritano particolare attenzione
le "marine" e i ''paesaggi" che spesso si aprollo di fronte ad Ull balcone
o ad una porta. Nelle prime il pittore usa una tecnica di luminosa finezza,
particolamlelltc adatta a rendele gli et't`etti atmosterici con delicate
sfumature di azzurri che stingono in verdi e bianchi nelle onde spumose
del mal.e in tempesta e nei grigi del cielo rischiarati dalla luce. I paesaggi
sono quasi sempre caratteriz:zati da rappresentazioni di campi di papaveri
di girasoli e di fiori di campi. In queste opere il pittore utilizza, con
sensibilità moderna, impasti cromatici di notevole effetto, soprattutto
nelle macchie dei papaveli e dei variegati fiori di campo. La luce chiala,
che esalta i colori brillanti, rie~ce ad inlondere un senso di profonda
serenità. Morogallo in~eri~ce spe~i~o nei suoi paesaggi figure di
contadini intenti nei lavoli dei calnpi ed è interessante notare
come predominano sempre figure t`emmillili, vestite con lunghe sottalle
che rimalldano indietro al rnemoria quando, tra la fine dell'ottocento
e i primi del Novecento, gran parte dei giovalli maschi calabresi avevano
abbandollato la loro terra inghioltiti dall'emigrazione verso le ~meriche.
Questa componente di ritlessione sulla realtà lavorativa calabrese
è presente in altre opere dell'artista come per esempio nei "Pescatori"
e nel "Ritorno dai campi". Molti critici hanno ravvisato giustamente in
Morogallo il cantore della Calabria che ha portato il suo me~saggio oltre
i confini della nostra Penisola trasmettendo anche alle nuove generazioni
di emigl.ati di Australia e d'America ricordi e valori di una tena e di
un'epoca storica, che il "disagio della civiltà", che interessa
le società avanzate, ha orlilai inesorabilmente cancellato.
Le implicanze sociali e culturali della pittura di
Morogallo (Carmelo Carabetta, Sociologo Docente
all' Università di Messina)
E' difficile parlare di pittura per un sociologo e diventa ancora
più difficile parlare della pittura di una persona che si conosce.
Anche se sono convinto che questi limiti non sono marginali ed insignificanti,
tenterò, comunque, di elaborare alcune riflessioni personali su
Mimmo Morogallo uomo e su Mimmo Morogallo pittore. Fra la vita di questo
artista calabrese e la sua pittura esiste un costante intreccio, che finisce
sempre con il produrre incontriscontri, che mentre trasformano, sia l'uomo
sia l'artista, irreversibilmente lo arricchiscono e lo maturano. L'evoluzione
e gli irrefrenabili mutamenti della vita trovano una loro puntuale e precisa
rispondenza nell'arte e nelle tematiche che di volta in volta sollecitano
l'impeto e la passione creativa del "pittore giramondo". L'ardore e l'impeto
della gioventù trovano il loro naturale approdo nel tumulto delle
mareggiate; la nostalgia dell'adulto emigrante si appaga e si rasserena
nelle raffigurazioni dei paesaggi, dei castelli, delle case e dei volti
rugosi ma sereni della gente di Calabria; in ultimo la maturità
dell'uomo si specchia nelle grandi tele della civiltà contadina,
dove emergono prepotentemente i valori e gli stili di vita di un'epoca,
non lontana, ma comunque definitivamente superata, che all'osservatore
è consentito solo di immaginare. In questo senso, la produzione
del Morogallo è, interamente, pervasa da un ethos, che si alimenta
di sentime,nti e di passioni che guidano la mano di un artista dotato di
una personalità forte e sicura. Le raffigurazioni, quindi, superano
l'arida e rigida dimensione fotografica, e, caratterizzate da una appropriata
commistione di colori, e pervasi da un non comune sentimento artistico,
sembrano comunicare all'osservatore attento storie e messaggi di una terra
e di una cultura contaminate da molteplici ingiustizie e sopraffazioni.
I paesaggi della Calabria con le campagne afl`ollate di onesti lavoratori
ed i borghi medioevali raccontano la nobile e superba storia di un popolo
tanto indomito quanto geniale, che seppure piegato dal sacrificio
e dalla malasorte, continua a lottare contro le molteplici intemperie.
I volti dei contadini e della gente comune, marcatamente segnati dal duro
lavoro e dalle sol`l`erenze, esprimono, in ogni caso, non la rassegnazione,
ma la caparbietà di chi vuole progredire ed emanciparsi nel pieno
rispetto di una cultura finalizzata all'al`t`ermazione dei sublimi valori
dell'onestà, dell'amicizia, della lealtà, del lavoro e della
solidarietà.
Il Morogallo, uomo riservato e poco loquace, diventa un grande comunicatore
attraverso quelle tele, che palpitano di storia e di sentimenti solo apparentemente
provinciali. La realtà e gli eventi rappresentati dal Morogallo,
inl`atti, non sono esclusivi e specifici della terra di Calabria, ma sono
l`enomeni che interessano in maniera analoga molteplici realtà umane
di altre aree geografiche. L'artista in questo modo si colloca in una realtà
sovraregionale, in quanto le sue opere d'arte esprimono compiutamente realtà
e stati d'animo di individui che risultano vicini non per motivazioni spaziotemporali,
ma per condizioni sociali economiche e culturali. Questa non irrilevante
positiva qualità fa di Morogallo un autorevole ambasciatore della
cultura, che cón indiscusso merito ha collocato le sue opere in
molti musei del mondo. In Canada, negli USA, in Australia, in America Latina
ed in Europa, le opere dell'artista di Gioia Tauro esaltano la nostra identità
mentre rappresentano l'orgoglio della Calabria e della sua gente. La visione
delle grandi tele esercita nell'osservatore attento una funzione oblativa
di quegli accumuli di stress che la società nella quale viviamo
elargisce, ad ognuno di noi, senza limiti. L'animo, assetato di serenità
e di pace, davanti ai nudi di donne, ai ritratti di gente comune o di grandi
personaggi e ai paesaggi semiurbani o agresti, sembra immergersi in un
universo catartico e liberatorio delle ansie e dei travagli quotidiani.
Appropriandomi di alcuni versi di Dante mi sia consentito di aff`ermare
che la produzione artistica del Morogallo "dà per gli occhi una
dolcezza al core... che va dicendo a l'anima: Sospira".
Breve considerazione sul pittore Morogallo (Ottavio
Rossani, scrittore ed inviato Corriere della Sera)
I quadri di Mimmo Morogallo, osservati nella traiettoria della loro
evoluzione, sono capitoli di una storia. Come ogni artista, anche lui ha
attraversato diversi "periodi": c'è stato quello delle "marine",
quell"'emigrazione", quello della "civiltà contadina". ora Morogallo
nella fase della sua piena maturità sta ricompendiando tutti i temi
e tutte le curiosità in un lavoro meno disperso, più sofferto
e più antologico. Le figure marine, i paesaggi, sono una combinazione
in cui elementi prima importanti per la descrittività ora vengono
sottratti per dare essenzialità a un'idea di estraniazione, di lontananza,
di sogno. Morogallo non fa un progetto razionale della sua ricerca. Mette
davanti alla tavolozza colori, pennelli, figure: e lavora. Quel che risulta
è creatività. Nel periodo attuale c'è in lui il desiderio
di mostrare linee più lievi, immagini più asciutte, evocazioni
più allusive. Personalmente prediligo un periodo della sua creatività
del quale Morogallo non ha offerto ancora visione pubblica. Si tratta di
un lungo diario di viaggi fissato su tele, in bella mostra nel suo studio:
pareti intere coperte da volti di donne africane, indiane, caraibiche.
ogni quadro è una sosta nella vita avventurosa di Morogallo, la
testimonianza di un evento, ma anche la trasfigurazione di un abbandono,
di un sogno. Gli ho chiesto perché non ha mai esposto questo caleidoscopio
di sensazioni esotiche, questo calendario di scadenze emozionali. Ha risposto
che questi quadri costituiscono il suo racconto segreto, da tenere privato.
Un po' come i "journal" degli scrittori, che vengono pubblicati post mortem.
Io mi auguro che Morogallo ci ripensi. Alcune di queste tele "nascoste"
hanno una forza espressiva che non attiene ai ritratti, né ai paesaggi,
né all'astratto. E tuttavia c'è in essi un po' di tutti questi
tratti. Sarebbe importante vederli, gustarli, e magari farsi raccontare
da lui in un catalogo che ne descriva la genesi e l'elaborazione
quale spazio, quale tempo, quale incidenza hanno avuto sulla sua ricerca
gli eventi documentati da queste ope~e sconosciute, ma ben vive. Un'ultima
cosa va sottolineata. Tutte le opere di Morogallo a qualsiasi "periodo"
appartengano documentano la Calabria, il suo spirito, le sue asprezze,
il suo carattere. Non per questo la sua pittura deve essere considerata
provinciale o regionale. Si vuol dire che l'arte può essere alimentata
anche da una sola sorgente. E la fonte dissetante dell'arsura di Morogallo
è l'amore per la sua terra, il suo ambiente, le sue contraddizioni.
Essere capace di esprimere tutto questo è il suo grande merito.
Omaggio di Emilio Argiroffi (Emilio Argiroffi,
Scrittore, Poeta)
Morogallo è in t`ondo un girovago del mare, uno zingaro degli
oceani, come prima di lui sulla stessa costa altri furono, da Ulisse a
Enea, da Goethe a Gissing. Il mare, dunque, pare di sentirne il rumore,
guardando le onde di Morogallo sugli scogli di Taureana. Non è facile
ritrovare un oceano tranquillo nella pinacoteca personale del pittore,
ciò ad Acapulco forse, a giudicare dalla memoria della sua immaginazione
iconografica. Ma Acapulco ha un mare dalle grandi onde, le spume di quel
lontano litorale salgono e si infrangono misteriosamente sulle rocce delle
Pietre Nere, sullo Scoglio degli Uccelli, sulle pietre di Ravaglioso, e
pare che miriadi di piccolissime gocce ti inondino dalla tela, in una improvvisa
benedizione della natura insieme al sole che accompagna e carezza la superficie
dei flutti, facendola brillare come una coltre infinita di diamanti.
Morogallo costituisce dunque un fatto che in qualche modo misteriosamente
emerge dal mare, come certi personaggi mitologici dell'antichità
magnogreca giungono sino a noi nella descrizione poetica dei lirici ellenici.
Egli è una personificazione fra le tante di quello stesso grandioso
elemento. Dinanzi alle onde che si infrangono sul litorale e sugli scogli
dei suoi quadri è come se si avvertisse l'odore della salsedine~e
il fragore dei marosi provocati dallo scirocco e dal maestrale. Le spume
bianche si levano come corolle di immensi fiori marini che emergono dalla
violenza delle acque e pare di sentire addosso l'azzurro che lambisce nei
cavalloni il bagnasciuga.
Morogallo in tal senso ricorda il grande Kavafis nella struggente
evocazione della soglia dalla quale per la prima volta appena nato racconta
d' aver varcato la pietra d' ingresso della casa, ciò che fa del
nostro pittore uno degli straordinari fatti culturali che emergono da una
Calabria sconosciuta come gli edelweiss sui cigli del burrone.
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