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Tra queste pietre gessose e agavi spinose, nel centro di Sicilia, la Liberta’ e’ ancora una parvenza. Questo triste giorno, il 17 febbraio, muore per quarantatre volte.
Pungenti e lancinanti i ricordi di quel bimbo di trent'anni fa, con una cartella di futuro in spalla, come ogni giorno, fra queste case dove futuro e’ sonno.
Provvide braccia materne lo sottrassero dal tumulto, e subito esplosioni di bombe, urla, grida, pianti, scapolari e scialli sanguinanti sgorgarono dal budello di " Via della Vittoria".
Fumo, fiumi di lacrime per occhi avvezzi al callo, e sul selciato evacuato scarpe, brandelli di poveri cenci e quattro cadaveri sparsi, martoriati, ancora caldi: un infante e tre madri, con bocche assetate, contorte, appagate di morte, piantonati da gendarmi.
Poi la sera venne a serrare terrore e sgomento dietro usci ammuffiti, la notte complice monto’ colpe su colpevoli inventati e il calcio cupo della legge (quella del piu’ forte) squarcio’ il sonno delle porte quando la luna nemica delle trame nego’ argento al tintinnio delle manette.
L'acqua ancora non basta a lavare quell'acre amaro olezzo di "Via della Vittoria": cinico nome per questa via! o meglio "Via dei Vinti"! Si dei vinti di questa terra, sempre assetata d'acqua, d'acqua purificatoria intrisa di giustizia, per questa gente vinta, indolente per forza e per paura, piegata a carponi, nella speranza del riscatto, con un piede sulla testa, sospeso a mezzaria, per una parvenza di LIBERTA'.