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Spaziotremila opera in sintonia conwww.sosed.it
(Racconti) Op-2  
Elab.elettronica e composizione:Atremon
 
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Profilo della scrittrice: Anna Di Bernardo nasce casualmente a Pisa solo 36 anni addietro, ha lavorato come insegnante alle elementari e come aggiornatrice ai corsi di propedeutica musicale per l'infanzia per 15 anni.

Varie vicende l' hanno portata a lavorare e vivere vicino a Milano in una ditta di servizi telematici. "Varie vicende mi porteranno altrove (spero in luoghi piu' verdi!)" dice lei! .

Scrive per suo diletto e spera che possa anche esserlo per i suoi lettori!


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....Sono la luna piena !
di Anna Di Bernardo.

Sono la luna piena che scorre sotto i tuoi occhi

osserva le tue mani

che tentano di afferrarmi

Sono la cosa più assurda che conosco

E la più savia che mi è data di capire.

Sono la vita

che alimenta se stessa.

Sono la morte che mi rincorre

fino a che la raggiungerò

Sono la vita piena

Sono i fianchi

Sono i seni

che riempiono le mani

della mano dell’amante.

Sono gli occhi

la finestra sul mondo

la porta chiusa

ai lamenti

e allo scorrere della vita.

Sono il dolore, l’ultimo sputo verso

il mondo.

La luna e il buio.

Sono i passi di un viandante perduto

e là, in riva ad un fiume

ferma i suoi passi

e la propria vita.

La Terra che accoglie

e quella che frana sotto i piedi.

Sono il domatore

allargo le fauci del mondo

per non trovarvi nulla.

E il pericolo che sognavo

e che temevo

non danno più senso alla mia esistenza.

Sono la belva domata.

Che pure morde chi le offre il cibo.

Ero la madre e la figlia

Ero la puttana maledetta

Ero gli occhi aperti nella notte

il pianto sommesso

il richiamo inascoltato.

Ero la carne che raccoglieva

i deliri di mio padre

Ero la carne che accoglieva

i sogni di mia madre.

Ero la bambola da vestire

e come bambola venivo risposta.

Ero le domande

ero le risposte.

Ero la bambola che ruppi

ero il precipitare nella notte.

Ero gli occhi che nel sonno mi perseguitavano

e ancora ora sono senza nome.

Ero l’incontro

il nodo

il pensiero

e la ragione

di vite incrociate per caso

Ero la scusa

per non scegliere.

Ero la nave alla deriva

ero il mare che inghiotte

e che non rende

le spoglie dei naufraghi.

Essi marciscono ancora in me.

Ero gli sguardi che mi afferravano i seni

Ero la sua mano che mi prendeva il viso

la sua lingua fra le pieghe della mia carne.

E per un attimo ero vita

fino a che non ritornava la paura.

Ero la porta che sbatteva

nel silenzio all’improvviso

e le mani che proteggevano il viso.

Ero la tempesta che si scatenava

e Dio che la scatenava.

Ero i colpi secchi sul volto

e le mani che lo proteggevano.

Era il pianto

ed ero il silenzio

ero il rumore dei miei passi

che inutilmente cercavo di nascondere.

Sono lo scorrere del tempo

che corre

Alla fine non c’è traguardo

Se non un’altra vita.

Identica a questa.

Sono la somma della somma delle vite che mi hanno sfiorato.

L’Angelo alla porta d’Oriente

che ho evocato

Sono tutti quelli che mi hanno preso e usato

L’orinatoio d’oro per l’uccello di un apprendista all’amore.

Sono il viso al finestrino che per un attimo hai guardato

Ero la maga, il sacerdote

l’Imperatrice.

La spada.

La tentatrice.

Il Matto, che rincorre le proprie orme.

la luna che sbirciavi di nascosto

e lo sguardo che la comprendeva tutta.

Sono un cane che ulula alla luna

ed essa indifferente non mi accoglie nei suoi misteri.

Madre

e pietra

che affonda nello sguardo incerto di chi l’ama

senza echi.

Sono colei che afferra se stessa per sbranarsi

sono chi senza speranza la regala agli altri.

E uccide la vita che non ha.

Sono il sogno di un’amante spericolato.

Nelle inquietudini della vita ha deciso di lanciarsi.

Senza saper nuotare.

Sono il mistero da svelare

sono l’oro negli occhi di chi ha svelato

sono chi, per lungo tempo ha cercato

per non trovare nulla.

Se non se stesso al centro

Sono lo sguardo trionfante

di chi pensa di aver capito tutto

e tende la mano raccogliendo ombre.

Sono il cacciatore di ombre

le colleziono per il mio piacere

e nei miei sogni

li chiamo uomini.

Sono un uomo lungo il sentiero

Sono le orme sulla sabbia

di un uccello che da tempo

è volato via.

Sono il vento che scuote

le gonne delle donne.

E i misteri che esse celano agli sguardi.

Sono lo sguardo nello sguardo

sorriso nel sorriso

Sono lo specchio infranto di una fata innamorata

che per questo

perse i suoi poteri.

Li riavrà strappando il cuore all’amante.

Sono il potere che si cerca.

Il potere che degenera.

Sono la finestra

e gli occhi di una donna che vi si affacciano.

Sono il tempo che scorre

e ti insegue a spirale.

Sono il fiato dell’inseguito.

Sono il fiato dell’inseguitore.

Sono il coltello

Sono la ferita.

Sono l’urlo che si leva alto nel cielo

e solo Dio lo ascolta

e solo Dio gira lo sguardo altrove.

Sono le mani e gli occhi

E senza mani e senza occhi.

Sono ciò che ancora non è nato

eppure ha ombra e suono.

Sono la voce lontana che culla

un bambino che piange.

Sono i mostri in una notte buia

Sono la luce che si morde la coda

e crea la notte.

Sono tutto

Tutto ciò che esiste

Tutto ciò che si pronuncia

Sono io.

Sono l’assenza di un sorriso

e la presenza di un gemito.

Sono il serpente

e la mangusta

Sono la corsa alla vita

e la vita sono io stessa.

Sono il sole che tramonta e nasce

anche quando sento dolore.

Sono il ciclo della vita che si ripete,

indifferente ai cadaveri che si lascia attorno.

Sono la nuova vita

che tutto sa quando nasce

E tutto ignora al momento della morte.

Sono la domanda lasciata sospesa

E sono sospesa dalle mie domande.

Sono la risposta

non decifrata

ed è quella che salverà la vita.

Sono il muro invalicabile

se non gli giri attorno.

Sono il rimprovero

muto di chi non si vuole far comprendere

Eppure cerca

altrove da sé

Sono la ricerca della vita che combatte

il desiderio di morire.

Sono la lama che si taglia i polsi

e sono la vita che ne esce.

Ma se ne esce qualcosa, allora sono viva?

Sono la ragazzina del castello

che per curiosità

perse la strada di casa

e ancora è là

a marcire nell’acqua e sognare di essere viva.

E sogna me.

Che ogni tanto mi fermo.

E disperatamente cerco prove della mia esistenza.

E sono le labbra di altri che danno forma al mio corpo.

E sono le mani di altri che in me frugano e altrove

cercano il proprio riposo,

laciandomi sola a innaffiare i miei sogni.

Che crescono ovunque

Anche nelle parole rancorose

del veleno di chi sputa

Anche in te, che mi hai trovato senza cercarmi

amen 


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