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(Racconti) Op-6 
Elab.elettronica e composizione:Atremon
Ritmo Mnemonico
di Antonio G. di Bari

Con un'assordante cadenza, quasi per incanto, il ritmo della musica decisamente confusionario scardino' i miei timpani lasciandomi vacillare nell'eterno silenzio. Si ero diventato sordo, mi sembrava di impazzire, ma fu solo l'impressione iniziale. Poiche' dopo con un' efferrata saggezza mi resi conto del valore della musica, di cos'era realmente il ritmo e di quanto potevano ritenersi necessarie le doti uditive rispetto alla vera predisposizione di chi la musica l'ascolta col cuore, anche col semplice scandire dei ritmi cardiaci. Vivevo solo, quindi senza bisogno di interpretare movimenti di labbra o accordi sillabici tipici di chi usa la voce per rompere il silenzio. Decisi allora che ad orari fissi avrei ascoltato gruppi musicali ben stabiliti. E conoscendo a memoria la loro musica, il loro ritmo, programmavo giorno per giorno la mia scaletta. Cosi' solco per solco affioravano nelle mia mente il ricordo di quel suono che pochi mesi prima mi trapassava i timpani e poi, di sensazione, m'allagava il cervello. Ora le sensazione sgorgavano senza nessuna influenza acustica, ma col la sola divina conoscenza del ritmo mnemonico. Intanto, con l'accavallarsi di settimane, di mesi la mia scorta di buona musica scarseggiava sempre di piu', e riascoltare gli stessi titoli cominciava a rendere monotono il susseguirsi dei giorni. Anche perche', ascoltare un disco, oramai era diventato come se lo leggessi, come se interpretassi quei solchi quasi fossero parole di una una scrittura il cui andamento a spirale mi coinvolgeva in vertiginose alienazioni. Cosi', mentre la puntina del giradischi scivolava sul vinile io sillabavo parole silenti e battevo le mani contro le mie ginocchia, accompagnando quel ritmo come fa' un'ombra nel buio. Ma un pomeriggio mentre ero sul mio divano, con la mia quotidiana razione di cultura musicale, un'insidioso pensiero comincio' ad assillare la mia mente: Fino a quando avrei potuto ricordare con fedelta' quei dischi tanto amati, se gia' d'allora avevo cominciato a deviare la vera cadenza di quel ritmo confusionario, Magari, con la dolcezza nel cuore, ascoltavo il decadente Punk con lo stesso spudorato amore che la NewAge m'intasa le vene. Oramai qualsiasi recensione non valeva piu' di quanto avrebbe potuto valere il titolo stesso. L'opera era superfua, cio' che cercavo non era nell'arte di quelle giovani menti che strimpellano in cantine lugubri e agghiaccianti, ma in quell'area impossibile e vasta che copre oramai la mia intera esistenza, ovvero il mare di sensazioni che il ritmo mnemonico m'infonde. Apprezzare la loro arte e' frutto della mia ispirazione artistica, del mio estro, della mia capacita' di inventare nuove sensazioni col solo mezzo del ricordo di un passato vissuto nell'ascoltare prima dai timpani e poi nel cuore. Sentivo oramai dentro di me quell'unico filo conduttore che unisce le diverse Ere del Rock. Lo sentivo col cuore e con la mente, e la logica mi spiegava che tutti dentro siamo un po' sordi alla ricerca artistica altrui, e che spieghiamo l'altrui pensiero col nostro megalomene essere.


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