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Spaziotremila opera in sintonia con www.sosed.it
(Racconti) Op-8 
Elab.elettronica e composizione:Atremon
  
2 maggio 2002
10 maggio 2002
Silenzioso ...
22 luglio 2002 
7 Agosto 2002
1 settembre 2002
Il Ricordo
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Forse ho sempre sognato di scrivere, ma non ho mai osato pensarci su veramente.
Non so perché oggi ho deciso di essere qui né dove questa direzione porterà. Spero solo di non fare un dialogo dai sapori così intimistici tanto da poter essere decifrato da me soltanto.Vorrei un giorno che qualcuno potesse leggere e dire "So che cosa hai voluto comunicare, la mia esperienza è stata la tua".
Non è scrivere soltanto la ricerca di una comunicazione, la comunanza con qualcuno che esiste ed è là, fuori da qualche parte che aspetta solo di riconoscere ed essere riconosciuto? Non è l’aspirazione di colui che vuoi parlare, cercare qualcuno con cui dialogare?
Durante la vita varie situazioni frustrano la ricerca, forse prima fra tutte l’ansia della delusione.
Quasi spontaneamente la prima risposta a questo timore è accontentarsi di ciò che in quel preciso momento urta il tuo cammino, decidere di accoglierlo nonostante non abbia le forme che hai sempre voluto, ti accorgi solo più tardi di aver disperatamente camuffato e imbrogliato in quel momento il tuo desideri convincendoti che a ben vedere quella cosa non era così male.
A poco a poco quella reazione diventa uno stile di vita, una abitudine non strettamente disdicevole ... metà della vita se non viene in soccorso la tua morte o quella degli altri o la rovina delle cose è occupata da giganteschi, enormi, soffocanti ammassi di compromessi che mai e poi mai avresti sognato nelle peggiori delle ipotesi. Le ipotesi ... le chiamerò con il loro vero nome: aspettative.
Un capitolo dolente si spalanca a questo punto. Non credo che esista attualmente un termine più terrificante, lo stesso suono è già indice di malinconici stati d’animo.
Ti accorgi di un momento, di una banale passeggiata in campagna, la vista di colori sfumati di un cielo di un giorno che lentamente sta attardandosi nell’ora del desio, nel quale la coscienza del Sé configura la rappresentazione tua e di ciò che ti circonda sino alla dimensione del sentimento di quel preciso momento, come se per la prima volta si vedesse tutto d’improvviso dentro e fuori del proprio essere.
E’ come se l’intera esperienza vissuta, il passato e il presente fossero annullati in un’unica percezione flsica, quella di quel momento.Ci si accorge anche come il resto della giornata, la vita fin lì, sia scivolato sotto la soglia di quella attenzione che generalmente viene definita consapevolezza.
Mi sto chiedendo se ciò di cui sto parlando sia familiare anche per qualcuno all’infuori di me?
Tornando al banale sentiero di cui non capto nemmeno l’esistenza, nonostante ci stia camminando da un po’, mi scappa un gesto che un momento dopo trovo terribilmente romantico: accarezzo con la mano i cespugli che lentamente mi scorrono accanto, oddio ecco che si affacciano mille finestrelle di un repertorio che, guarda caso, è solo quello che offre il sentimento di quel momento.
Ne apro una, un sentimento di nostalgia si presenta così bello che per un istante mi si cela alla vista anche la sua vera essenza; decido di trascorrere qualche metro del mio cammino con lui ... eppure so che la sua vicinanza mi trascinerà dentro un’eco lungo qualche giorno, non importa, ma l’istante è così fugace tanto quanto l’apparizione del sentimento che un attimo dopo ciò che sto guardando tanto rapita ha già perduto la magia di quella vista lasciandomi sgomenta, sola, con la canonica sensazione dell’amarezza dell’irripetibile.
E le aspettative che a loro volta avevano le loro aspettative da accontentare sono poi state soddisfatte?
Il sentiero finisce, rientro tra luoghi conosciuti, decido di abbandonare o fuggire quell’inquietante interrogativo dietro le mie spalle intrappolato in quel momento in cui la lucidità aveva assunto le forme di un tramonto, un viottolo di campagna, la voce di un fiume in lontananza.
La vita è davvero poi solo un lungo gesto di associazioni di pensiero, quello che comunemente definiamo esperienza? E questa è solo la memoria del trascorso?
  Ancora una strada come compagna percorsa a lucida velocità nell’impeto di separarsi dalla tristezza di una assenza, la rabbia di una giornata vissuta senza entusiasmo.
Se bastasse solo chiudere gli occhi ...
Nonostante questo, la dolcezza del crepuscolo mi culla nel pensiero che un altro giorno che mi ha allontanata dalla meta sta volgendo al termine ... ancora un altro giorno senza aver potuto pronunciare a qualcuno "ti amo", invece ignoro chi tu sia, quale cielo tu stia guardando.
Sto finalmente rallentando, la campagna scorre nella sua lussureggiante esplosione,vive di luce propria senza domandare, accompagna senza chiedere chi sei o dove stai andando,solo respira dentro l’anima e la ristora.
Eppure il pensiero continua a correre fra quei campi di grano verde. La luna sta sorgendo.
Quanti sono coloro che in questo momento stanno condividendo la visione, la solitudine di una esistenza senza amore? E sopratutto qual'è la forza che rende così vulnerabili alla mancanza dell’amore eppure permette di sopravvivere allo strazio?
Il paradosso ... è che si è senza alternative.
Mi sto avvicinando a casa. Non posso credere di aver deciso di sopportare tutto questo. Incontro altri sulla strada,chissà se è qui, forse mi ha appena vista, vorrebbe ... controllo dietro di me, non c’è nessuno che sta percorrendo la mia direzione che sta seguendo i miei pensieri.
Guardo il cielo niente mi consola nemmeno la mia insignificanza nei confronti dell’Universo.
La mia solitudine è forse più grande di quell’infinito e le risposte, quelle non esistono, ma altri soli riscaldano quella immensa vastità.
Eppure qualcosa di miracoloso esiste, se posso anche solo pensare.
Rimanderò la ricerca a domani, voglio riposare, un altro giorno sotto un altro sole che non arresta mai il suo moto forse mi aiuteranno a non smarrire il cammino ... per il momento la luna nasconde il desiderio e la sua imponenza.
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Silenzioso e maestoso,
sereno nella sua limpida bellezza,
si ferma a contemplare l’orizzonte,
placidamente assorto
nella luce del giovane giorno.
Distrattamente si volta a guardare,
certo che la sua libertà, quella autentica,
non verrà mai violata.
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La città dei tetti mantiene la sua tranquilla posa ,ignara di quella parte viva , sottostante , che incessante si muove ai suoi piedi . Sento i rumori che provengono da questa , ma oggi appartengo all’altra che guarda il cielo . Molte esperienze mi hanno cercata , gli occhi profondi  e vivaci ,scuri ,di una cultura senza tempo che ha fatto dell’ospitalità il suo massimo valore . Il riposo , cercato e voluto ,ma senza sonno . La decisione di condividere del pane con creature a me legate da una tacita incomprensione e dalla comune esperienza del vivere . Ho visto molti occhi e molti di più hanno visto i miei , ignari gli uni delle vite degli altri . Eppure vivono .Cercano continuamente , spinti dalla necessità di una interazione , dall’oggetto di un desiderio presente . Ed ecco che si erigono nella loro maestosità , ad opera di ingegni raffinati , splendidi pensieri divenuti forme  vive di un paesaggio combinato agli elementi  naturali . Costruzioni appartenute alla sostanza di sogni audaci , realizzazioni del coraggio di uomini che hanno potuto perché voluto . Anche ieri , ed oggi , ho creduto , di una fede  profonda ed ho immaginato . Mi sono trovata là ,dove desiderio e speranza si fondano in un’unica realtà , là dove  non esiste il bisogno , solo il finito di ciò che è desiderato . Là in quel luogo misterioso ho cercato un volto ; ancora per qualche strana  alchimia , là dove tutto è retto da una ruota che scandisce il flusso , non l’ ho scorto . Questo istinto forse mi ha condotto  in un luogo illusorio , dove il desiderio ancora una volta è stato frustrato , la speranza , accettando la temporanea sconfitta , ha potuto osservare le condizioni di uno spirito inquieto , ma vivo .
Ed ecco le note di una musica che ristorano l’anima , ingovernabile , che regge la sorte di uno spirito ribelle . Indomito vive nella ricerca di un altro , comprendendo nel mentre il suo pensiero .
Oggi non schernisco la dolcezza di quei luoghi conosciuti dall’infanzia . E questa pioggia cade , ricoprendo ogni forma così come  il vagheggiare della mia nostalgia .




  La bellezza di un cielo grigio blu dopo una miracolosa pioggia di un’estate che pigra stiracchia le sue calure tardive.
Questo cielo mi riporta alla mente la  delusione di pomeriggi forzati in casa quando i nostri occhi guardavano con insistenza la finestra, le mani posate sui giochi , anch’esse assorte sopra qualcosa che non stimolava veramente. Mi ricorda i profumi di Settembre , i fiori di mia nonna che prendono il nome dal mese, i venti del Nord, preludio  di una  stagione riscaldata solo dal calore dei suoi colori.
Lassù da qualche parte si intravede il cielo adesso .
La Nostalgia fa meno male oggi. Ieri ci siamo spiegate, mi ha chiarito perché a volte sia necessaria anche la parte più malinconica di essa. “Serve – mi ha detto – affinché io venga ascoltata.
Sono tornata finalmente a casa dopo un lungo peregrinare  di anni , quando cercavo  altri luoghi  per parlare a me stessa, venire ad un compromesso con la Rabbia.
Questa compagna degli ultimi anni, se ne è andata improvvisamente,  come un’amante per la quale non si prova più interesse, ormai non più conturbante, mi ha lasciata senza voltarsi, dimostrandomi tutta la sua fedeltà. Forse un giorno, forse ,pentita ritornerà,  con nuove fascinazioni,  ipnotici artifici.
Quel giorno l’accoglierò con un altro sorriso restituendole la pace che ho conquistato.
Ha fatto ciò per cui era stata invocata, come un sicario, ha rotto l’incanto di un mondo che non esiste più se non nei ricordi.
Ho pregato e pianto per riconoscere qualcosa ancora vivo di quella realtà ,ormai trasformata. D’improvviso mi sono sentita vecchia, come arrivata alla fine di un sogno nel punto in cui ciò che rimane è soltanto il riecheggiare del suono in lontananza, la vista ormai sbiadita dal tempo.  Eppure la gioia di essere di nuovo a casa sta cominciando a rifiorire, sale su’ fino a far sentire il calore di una conoscenza antica, come quella di una madre , che ogni giorno si rinnova alla vista dell’alba, un’amicizia  ormai arroccata difesa dalle trascorse tempeste del tempo. Sono grata di questa contentezza.
Forse oggi, dopo anni, penso con entusiasmo a ricostruire sopra quelle macerie di cui parlai una volta, senza sapere allora quale mondo avrei poi attraversato.
“12 Febbraio 1992. Giornate così strane si alternano in questa vita. Non hanno un senso o almeno non riesco a dargliene. La mia anima non sente la voci del mondo, si aggira altera fra queste rovine terrene e non ne comprende l’orrore.
Le luci tetre, il paesaggio non più splendido.
Lo è mai stato?
In un tempo non molto lontano la sua bellezza riusciva ad alterare il mio Io, lo atterriva e non se ne capacitava. Ma forse era solo una mera illusione. Quando la mia anima correva per le verdi, selvagge foreste, scivolava sulle pure acque, respirava il cielo azzurro, era innamorata perdutamente della vita.
Ora non lo è più, non si spiega perché il suo mondo è cambiato, o lo ha fatto lei ?
L’incubo è ricorrente, il labirinto lungo, faticoso, simmetrico sino alla pazzia.
Tuttavia vengo attratta da esso, ma se alla fine non trovassi niente di significante ?
Un giorno un’amica mi sussurrò : “La prima legge è l’Accettazione “.
Oggi ne scorgo la placida pienezza, è quasi bella nella sua insconfessabile saggezza. E’ stata posta li’, una delle colonne portanti di questo mondo .
 


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