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 Un insetto, la Metcalfa, rischia di mettere in ginocchio il verde calabrese
La Regione Calabria informata da qualche anno non ha mia preso alcun provvedimento
di Franz Rodi-Morabito (Giornalista - Agrotecnico)
 .
Sembrerebbe un innocuo insetto, ma è capace di mettere in ginocchio una intera regione.
Parliamo della Metcalfa Pruinosa, un Omottero Flatide originario dell'America del Nord, che ha fatto la sua prima apparizione a Treviso nel 1979. Da lì si è rapidamente espanso nelle campagne italiane localizzandosi all'inizio in provincia di Latina.
Sin dal primo apparire ci si è resi conto che avrebbe dato ben grosse preoccupazioni agli agricoltori dal momento che è voracissimo e si riproduce con estrema prolificità.
Inoltre emettendo una melata crea un involucro protettivo per le uova e da adulto le ali robuste che in fase di quiete assumono una posizione a tetto fortemente inclinata (come le ali degli aerei sulle portaeree) li rende ben protetti da attacchi esogeni.
L'insetto compie una sola generazione all'anno a fine autunno e le uova le ripone nelle screpolature della corteccia degli alberi proteggendoli poi con la melata.
In primavera le uova si schiudono gradualmente per circa quarantacinque giorni e le neanidi si localizzano sulla pagina inferiore delle foglie con cui oltre che proteggersi si cibano succhiandone la linfa.
Una volta raggiunto lo stadio di ninfa ed essendo comparso un abbozzo di ali si trasferiscono sui germogli nuovi e teneri. Se vengono disturbati si spostano saltando ed i salti sono particolarmente lunghi essendo aiutati dalle ali che tuttavia non sono atte a volare in senso tradizionale.
La Metcalfa è polifaga per cui trova habitat e nutrimento colonizzando circa un paio di centinaia di specie di piante sia arboree che erbacee.
 I danni che genera sono generalmente di due specie: la prima succhiando linfa alle foglie ed ai germogli provoca impoverimento della vitalità nelle piante e, quindi, defoliazione; la seconda è costituita dalla melata e dalle cere che rendono asfittica la pianta e ne ritardano, quando non la impediscono addirittura, l'efficienza fotosintetica. Creano inoltre una fumaggine che aggrava lo stato patologico della pianta oltre che rendere n0n commerciabili i frutti, particolarmente i Kiwi..
Come dicevamo il loro habitat è ideale ovunque ci siano piante, anche in centri abitati ed addirittura, in presenza di invasione massiccia, anche sui muri delle case nelle quali arrivano ad entrare creando fastidi a livello di entomofobia dal momento che non sono stati rilevati altri tipi di inconvenienti sull'uomo.
La lotta chimica, per ora, raggiunge solo la percentuale di 60/70 % del risultato. Tuttavia sembra essere l'unica forma attuabile ed i principi attivi utili sono Diazinone, Fenitrothion, Etofenprox, Malathion, Dimetoato, Methidathion, quinafols, Piretro ed poche altre. Tuttavia queste sostanze sono utilizzabili solo in aperta campagna mentre la cosa si rende più difficile nei centri abitati.
Parlavamo di intervento regionale dal momento che è impensabile che i soli privati possano effettuare una efficace lotta all'insetto che, a causa della sua polificità e della sua estrema mobilità nei soggetti adulti, deve essere affrontata per vaste aree e non solamente nei confini di proprietà dei singoli.
In America si sono effettuati con successo esperimenti di incentivazione di altri insetti, nemici naturali della Metcalfa.
In Italia nel 1987 è stato introdotto l'Imenottero Triinide che è un parassitoide specifico della Metcalfa che si sviluppa a spese degli stadi giovanili del fitofago.
Adesso che l'infestazione è ormai massiccia nella nostra regione gli agricoltori ed i preposti alla tutela del patrimonio "verde", indispensabile per la vita dell'uomo, debbono impegnarsi con urgenza per sollecitare gli Organi regionali competenti affinchè si impegnino a fondo in una dura lotta senza quartiere contro questo insetto che rischia di distruggere intere economie e vasti spazi vitali per gli uomini. Questa volta seriamente e non come nel passato in cui è stato sottovalutato il pericolo ed ignorati gli allarmi di tecnici, agricoltori ed ambientalisti.
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