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(Articoli selezione)-Art-4   
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Uno dei principali comparti produttivi della ubertosa Piana di Rosarno/Gioia Tauro che da fiore all'occhiello fonte di sostentamento per centinaia di miglia di famiglie e di lavoratori alimentando contemporaneamente l'economia non solo zonale, ma dell'intera Calabria, il settore agrumicolo, è ormai allo sfascio.
Da anni gli addetti a questa un tempo preziosa coltura hanno assistito ad un progressivo, ma preoccupante scadimento che giunge adesso al capolinea.
Prezzi bassissimi, costi altissimi, scelte colturali errate, speculazioni e disattenzioni. Ma tentiamo di esaminarne meglio le cause e gli effetti.
I prezzi di vendita degli agrumi sul mercato del fresco sono esigui. Le 400 lire al kg ( 0.21 ? ) per qualità come le Naveline o il Valencia, poco più alti per le Clementine, sono assolutamente irrisorie se paragonate alle spese che sono lievitate negli ultimi anni fino a raggiungere livelli insostenibili. Comunque non è detto che questi prezzi siano realizzabili dal momento che la merce non ha uno spazio di mercato invaso com'è da prodotti di altri Paesi comunitari ed extra-comunitari che avendo costi ed incentivazioni diversi possono offrire  merce a prezzi contenuti anche se qualitativamente inferiori,  bella esteticamente, il chè la dice lunga sulla genuinità dei frutti che necessariamente ha dovuto subire trattamenti colturali e conservativi, regolarmente ammessi nei Paesi d'origine, ma messi giustamente al bando in Italia. Di queste vantaggiose offerte però non ne fruisce la massaia che continua a pagare prezzi alti per merce non perfettamente esente da sostanze nocive.
Relativamente ai costi di produzione va rilevato che nel giro di pochi anni si sono decuplicati, quando non ancora di più, per tasse, salari, concimi, contributi previdenziali e, perché no, costo generale della vita. Nessuno ha mai voluto sedersi seriamente intorno ad un tavolo e fare il conti spesa-ricavi ma si continua ad autorizzare aumenti di tutto senza considerarne le ripercussioni sui settori produttivi più deboli; aumentare luce, telefono, acqua, trasporti  non può che far lievitare anche i costi dei prodotti agrumicoli.
Anche le scelte operate a livello regionale, da sempre, si sono rivelate sbagliate o, quantomeno, cervellotiche e prive di un serio studio a monte. Per anni si sono erogati fondi per impiantare piantagioni di Moro, Naveline, Valencia, Manderini tardivi (marzoli) senza aver verificato prima il gradimento sui mercati e quant'altro indispensabile e tampoco si è vista una politica di protezione di quanto si è consigliato di piantare e che per la coltura arborea necessita di almeno 8 anni di attesa. Unica scelta giusta l'impianto di Kiwi ma se si continua ad incentivarla indiscriminatamente si finisce per far crollare anche questa per iperproduzione (già se ne avvertono pesantemente i sintomi).
Cosa ha prodotto questo immenso flusso di denaro piovuto sulle campagne? Solo un indebitamento ulteriore (una parte era a contributo, il resto era a carico dell'imprenditore) da parte degli agricoltori illusi da una prospettiva di ripresa e … la gioia dei vivaisti che in quel momento erano intasati da milioni di piantine!
Quella della trasformazione in succhi e derivati è sembrata per l'agrume della Piana la sola via percorribile malgrado i miseri 0.11 centesimi di ? che l'agricoltore ricava dopo un anno. Ma la disattenzione da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e l'abilità degli speculatori  hanno determinato una situazione insostenibile che sta spingendo la Ue, sembra anche su suggerimento di organi ministeriali italiani, a togliere la compensazione finanziaria sostituendola con una "una tantum" ridicola (circa un ventesimo delle attuale già misere somme che l'agricoltore incassa oggi).
Cosa determinerà tutto questo è facile immaginare: l'abbandono degli agrumeti con conseguente esplosione della disoccupazione (oggi sfioriamo il 26%) e conseguentemente all'impoverimento generale un incremento delle attività criminali, e Dio sa se abbiamo bisogno di quest'ultimo arricchimento!
Tuttavia la cosa che sgomenta maggiormente è l'assoluta indifferenza di tutti!
Organi regionali, Organi ministeriali, Organizzazioni di produttori, Organizzazioni di categoria, Sindaci dei paesi della Piana i cui territori sono interessati in maniera preponderante dagli agrumi, Sindacati dei lavoratori, Questori e Prefetti sembrano non accorgersi che l'iniquo provvedimento sarà il genocidio di una intera popolazione nella Piana. Solo il consigliere regionale Michelangelo Tripodi ed il ministro Gasparri (eletto in Calabria) hanno dato risposta: il primo con un manifesto il secondo con una lettera.
Anzi qualcuno da noi intervistato ha risposto "… ci sono stati troppi imbrogli per cui adesso chi è causa del suo mal …" il che sarebbe come dire che non potendo arginare i furti negli appartamenti è necessario abbattere le case.


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