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Agrumicoltori, le colpe di alcuni
pagate da tutti: sarà genocidio!
di Fromor
Uno dei principali comparti produttivi della ubertosa
Piana di Rosarno/Gioia Tauro che da fiore all'occhiello fonte di sostentamento
per centinaia di miglia di famiglie e di lavoratori alimentando contemporaneamente
l'economia non solo zonale, ma dell'intera Calabria, il settore agrumicolo,
è ormai allo sfascio.
Da anni gli addetti a questa un tempo preziosa
coltura hanno assistito ad un progressivo, ma preoccupante scadimento che
giunge adesso al capolinea.
Prezzi bassissimi, costi altissimi, scelte
colturali errate, speculazioni e disattenzioni. Ma tentiamo di esaminarne
meglio le cause e gli effetti.
I prezzi di vendita degli agrumi sul mercato
del fresco sono esigui. Le 400 lire al kg ( 0.21 ? ) per qualità
come le Naveline o il Valencia, poco più alti per le Clementine,
sono assolutamente irrisorie se paragonate alle spese che sono lievitate
negli ultimi anni fino a raggiungere livelli insostenibili. Comunque non
è detto che questi prezzi siano realizzabili dal momento che la
merce non ha uno spazio di mercato invaso com'è da prodotti di altri
Paesi comunitari ed extra-comunitari che avendo costi ed incentivazioni
diversi possono offrire merce a prezzi contenuti anche se qualitativamente
inferiori, bella esteticamente, il chè la dice lunga sulla
genuinità dei frutti che necessariamente ha dovuto subire trattamenti
colturali e conservativi, regolarmente ammessi nei Paesi d'origine, ma
messi giustamente al bando in Italia. Di queste vantaggiose offerte però
non ne fruisce la massaia che continua a pagare prezzi alti per merce non
perfettamente esente da sostanze nocive.
Relativamente ai costi di produzione va rilevato
che nel giro di pochi anni si sono decuplicati, quando non ancora di più,
per tasse, salari, concimi, contributi previdenziali e, perché no,
costo generale della vita. Nessuno ha mai voluto sedersi seriamente intorno
ad un tavolo e fare il conti spesa-ricavi ma si continua ad autorizzare
aumenti di tutto senza considerarne le ripercussioni sui settori produttivi
più deboli; aumentare luce, telefono, acqua, trasporti non
può che far lievitare anche i costi dei prodotti agrumicoli.
Anche le scelte operate a livello regionale,
da sempre, si sono rivelate sbagliate o, quantomeno, cervellotiche e prive
di un serio studio a monte. Per anni si sono erogati fondi per impiantare
piantagioni di Moro, Naveline, Valencia, Manderini tardivi (marzoli) senza
aver verificato prima il gradimento sui mercati e quant'altro indispensabile
e tampoco si è vista una politica di protezione di quanto si è
consigliato di piantare e che per la coltura arborea necessita di almeno
8 anni di attesa. Unica scelta giusta l'impianto di Kiwi ma se si continua
ad incentivarla indiscriminatamente si finisce per far crollare anche questa
per iperproduzione (già se ne avvertono pesantemente i sintomi).
Cosa ha prodotto questo immenso flusso di
denaro piovuto sulle campagne? Solo un indebitamento ulteriore (una parte
era a contributo, il resto era a carico dell'imprenditore) da parte degli
agricoltori illusi da una prospettiva di ripresa e … la gioia dei vivaisti
che in quel momento erano intasati da milioni di piantine!
Quella della trasformazione in succhi e derivati
è sembrata per l'agrume della Piana la sola via percorribile malgrado
i miseri 0.11 centesimi di ? che l'agricoltore ricava dopo un anno. Ma
la disattenzione da parte di chi avrebbe dovuto vigilare e l'abilità
degli speculatori hanno determinato una situazione insostenibile
che sta spingendo la Ue, sembra anche su suggerimento di organi ministeriali
italiani, a togliere la compensazione finanziaria sostituendola con una
"una tantum" ridicola (circa un ventesimo delle attuale già misere
somme che l'agricoltore incassa oggi).
Cosa determinerà tutto questo è
facile immaginare: l'abbandono degli agrumeti con conseguente esplosione
della disoccupazione (oggi sfioriamo il 26%) e conseguentemente all'impoverimento
generale un incremento delle attività criminali, e Dio sa se abbiamo
bisogno di quest'ultimo arricchimento!
Tuttavia la cosa che sgomenta maggiormente
è l'assoluta indifferenza di tutti!
Organi regionali, Organi ministeriali, Organizzazioni
di produttori, Organizzazioni di categoria, Sindaci dei paesi della Piana
i cui territori sono interessati in maniera preponderante dagli agrumi,
Sindacati dei lavoratori, Questori e Prefetti sembrano non accorgersi che
l'iniquo provvedimento sarà il genocidio di una intera popolazione
nella Piana. Solo il consigliere regionale Michelangelo Tripodi ed il ministro
Gasparri (eletto in Calabria) hanno dato risposta: il primo con un manifesto
il secondo con una lettera.
Anzi qualcuno da noi intervistato ha risposto
"… ci sono stati troppi imbrogli per cui adesso chi è causa del
suo mal …" il che sarebbe come dire che non potendo arginare i furti negli
appartamenti è necessario abbattere le case.
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