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dell'Auto) ALL-3
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Storia
dell'Automobile italiana
di
Franz Rodi-Morabito
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.
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dall'Autore
C'era
una volta ... così
comincia ogni favola che si rispetti, ma noi, pur trattandosi di una storia
vera che rasenta la favola, non inizieremo così il nostro narrare.
Infatti diremo che
nel 1881 a Fobello (alta Valsesia) in casa di una facoltosa famiglia, nasce
un bambino cui viene imposto il nome di Vincenzo.
La famiglia si trasferisce
a Torino e va ad abitare in Corso Vittorio al nr. 9.
Il caso volle che
nel cortile di quel numero civico un tal Giovanni Ceirano "mago della
meccanica" che ormai si è trasferito dal nativo cuneese in quel
di Torino, abbia impiantata la propria officina.
Il giovane Vincenzo,
avviato dal padre agli studi di ragioniere, era tanto affascinato da quel
mondo dei motori da convincere il padre a fargli sospendere gli studi ed
impiegarsi presso la Giovanni Ceirano & C quale ragioniere (ufficialmente)
come apprendista meccanico (praticamente).
Quando Giovanni Agnelli
nel 1899 acquista in blocco tutta l'attività di Ceirano ... "acquista"
anche il giovane meccanico Vincenzo Lancia.
Nel giro di pochissimo
tempo Vincenzo diviene Capo Collaudatore della Fiat assieme a Felice Nazzaro
. Aveva soli 20 anni!
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Vicenzo
Lancia alla guida di una Fiat |
Felici intuizioni per
migliorare i cambi di velocità che davano noie, partecipazioni quale
pilota a gare prestigiose in nome della Fiat fecero salire le quotazioni
interne del giovane pilota-collaudatore.
Il suo coraggio e
la sua temerarietà fecero salire le quotazioni fra la folla che
lo osannnava come un eroe!
Ma il suo sogno era
costruire in proprio per cui decide assieme all'amico Claudio Focolin,
un veneto anch'egli collaudatore alla Fiat, di fondare una fabbrica
propria; nasce così la Lancia.
Era il 26 novembre
1906.
Tuttavia il distacco
dalla Fiat fu del tutto indolore tanto che per due anni continuò
a correre per la casa torine e, si crede, che sia stato aiutato economicamente
nell'iniziare "la grande avventura" proprio dallo stesso Agnelli.
Affittano una parte
delle officine Itala in via Ormea angolo via Donizetti e dopo nemmeno un
anno nasce la loro prima creatura.
La prima vettura-prototipo
della Lancia fu una 4 cilindri biblocco, valvole laterali, di 2543
cc con 14 CV a 1450 giri-minuto (regìme elevato per l'epoca).
Un ameno aneddoto racconta
che dopo aver costruito accuratamente (come sempre!) la vettura, ci si
accorse che ... la porta dell'officina era più stretta della macchina
... quindi la soluzione del "caso tecnico" fu affidata al piccone
di un robusto muratore piemontese!
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La Prima vettura
Lancia, l' Alfa, conservata presso il Museo Lancia di Torino
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Ultimati i collaudi fu
deliberata la prima vettura della Lancia che fu la "Alfa", una 4 cilindri
biblocco, valvole laterali, di 2543 cc con 28 CV grazie alla costruzione
molto accurata ed all'elevato regime di giri: 1800.Velocità massima
ben 90 Km/h !
La prima vettura fu
carrozzata da uno dei migliori carrozzieri torinesi, Locati e Torretta,
ed era un doppio phaeton.
In effetti la vettura
era denominata "progetto 51" per l'interno delle officine e 18/24 HP per
il pubblico, ma la passione di Vincenzo Lancia ( o del di lui fratello
letterato Giovanni? ) erano le lettere dell'alfabeto greco e proseguì
su questa strada fino alla Dilambda.
Incontreremo spesso
nei nomi delle vetture Lancia il suffisco "Di" che sta a significare
una versione evoluta o sportiva.
Nel 1908 nasce la
Dialfa che pur raggiungendo i 110 Km/h non incontrò il favore del
pubblico tanto da esserne sospesa la produzione dopo soli 20 pezzi (meno
di un anno). Fu la sola vettura a 6 cilindri prima del 1950 quando nacque
l'Aurelia.
Si tornò ai
4 cilindri con la Beta di 3120 cc, primo motore monoblocco Lancia, che
fu molto apprezzata.
Per un costruttore
che volesse porsi nella fascia delle vetture di prestigio era inevitabile
incrementare la cilindrata.
Per tale ragione troviamo
nel 1910 la Gamma (3460 cc), nel 1911 la Delta di 4080 cc,
la versione sportiva Didelta e la Epsilon.
La corsa alla cilindrata
si conclude nel 1913 con la Eta di ben 5030 cc. che sviluppava circa
50 CV e raggiungeva i 130 Km/h.
Da considerare che
1145 vetture costruite in sì breve arco di tempo dimostrano il cresente
successo della Lancia.
Fu necessario ingrandire
lo stabilimento di via Ormea da 888 mq a 3300, ed addiritura nel 1911 la
fabbrica si trasferì in via Monginevro su un'area di 10.000 mq.
Nel 1911 nasce anche
il primo stemma Lancia (bandiera con asta e lancia su un volante)
disegnato dall'ecletico conte Biscaretti di Ruffia.
Per inciso diremo
che nel 1912 nasce un fortunatissimo veicolo leggero industriale ( l' 1
Z) che venne largamente impiegato anche in Libia.
Noi non tratteremio
i veicoli industriali, ma poichè da questo camioncino nacque il
fiore all'occhiello della casa Lancia non possiamo esimerci dal farlo.
Dalle sue ottime prestazioni
nasce nel 1913 la vettura Theta che per prima adottò l'impianto
completamente elettrico e fu uno dei maggiori successi della Casa (1700
esemplari venduti).
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La prestigiosa
Theta nata dal progetto e dall'esperienza del camioncino 1 Z
(Museo
Lancia Torino) |
Dopo la fine della Grande
Guerra, Vincenzo Lancia inizia la riconversione della fabbrica ai dettami
delle esigenze civili.
Ma inizia un periodo
di anticonvenzionalismo che si esprime con il motore a 12 cilindri a V
stretto (13°6') che aveva addirittura un solo albero a camme in testa
ed una sola testata che serviva tutti e 12 cilindri.
Avrebbe voluto costruire
la "Superlancia", ma non se ne fece nulla e ripiegò sulla
Kappa (una edizione molto poco riveduta della Theta).
Solo nel 1921 con
la Dikappa entra in produzione il primo motore a valvole in testa,
i CV sono 87 e raggiunge i 130 Km/h.
Il primo motore veramente
nuovo del dopoguerra vede la luce nel 1922 quando ormai la Lambda
era una realtà avendo già effettuate prove più che
soddisfacenti.
La sua prima uscita
la fece il 1° settembre 1921 sulla strada del Moncenisio.
Il nuovo motore a
V strettissimo (14°), 8 cilindri, quasi 100 CV, equipaggiò
la Trikappa.
Ai Saloni dell'Automobile
di Parigi e di Londra, nell'autunno del 1922 fà il suo debutto la
Lancia Lambda.
Possiamo dire senza
tema di smentita che fu una vettura eccezionale ed inusuale che "resse
con onore il mercato" per ben nove anni avendolo invaso con 12530 esemplari.
Perchè inusuale?
presto detto:
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Lambda 1/a serie carrozzata
torpedo |
- Carrozzeria autoportante
che vede sparire il famoso telaio che Vincenzo Lancia aveva (si dice) copiato
osservando i gusci delle barche.
- Coda sporgente
a sbalzo dalle ruote posteriori che conteneva un discreto spazio chiuso
per i bagagli.
- Avantreno a ruote
indipendenti con ammortizzatori telescopici scelti fra ben 14 progetti
effettuati dal tecnico Falchetto (si pensa sia stato fatto riferimento
al sistema di rinculi dei cannoni).
- Motore a V stretto
(14°) di soli 4 cilindri con una cilindrata oscillate tra i 2120 della
prima serie ai 2570 della nona serie.
Erano motori velocissimi
che giravano fino a 3250 giri/min.- Se si considera che a quei tempi i
motori nati espressamente per vetture sportive raggiungevano i 3000 giri,
se ne può avere una idea più precisa.
Lancia intuì
che l'interesse del pubblico si sarebbe rivolto verso le fuori serie ed
allestì una serie di "pianali" da consegnare ai carrozzieri
(da allora fece ciò per tutti i modelli ).-
Tuttavia si pensò
che la Lambda fosse troppo piccola per i mercati americani e si fece uscire
nel 1928 la Dilambda destinata prevalentemente a quei mercati.
Fu anche creata la
Lancia Motors of America Co. che avrebbe dovuto montare la Dilambda a Ponghkeepsia
(New York).
Malgrado il successo
ottenuto dalle 12 Dilambda al Salone di New York del 1927, il progetto
naufragò, forse anche a causa della crisi che colpì il mondo
in quegli anni.
Anche in Italia il
progetto Dilambda ebbe scarso successo per cui la vettura si trasformò
in Astura, vettura che dovette reggere il titolo di ammiraglia fino
al secondo conflitto mondiale.
Un episodio alquanto
interessante nel 1931 fu l'Artena, un 4 cilindri a V stretto (17°)
di circa 2000 cc che avendo un telaio "abbondante" essendo lo stesso dell'Astura,
incontrò molto per le sue doti di robustezza e di economicità.
Come abbiamo potuto
notare la predilizione era per il V stretto.
Altre cose interessanti
sono stati la sosensione elastica dei motori, la lubrificazione centralizzata
dei telai, il filtro olio autopulente collegato alla messa in moto del
motore.
Come ricorderete nel 1932
la Fiat inizia la "grande conquista" dei mercati con la sua 508 Balilla
pertanto la Lancia capisce che il mercato delle "superauto" si
assottiglia e gli spazi sono progressivamente sempre più occupati
dalle medio-piccole.
In Francia nei pressi
di Parigi, e precisamente a Bonneuil-sur-Marne, ove la Lancia ha un suo
stabilimento di montaggio viene presentata in un alone di mistero la Belna.
Si tratta di una berlina con carrozzeria autoportante, quattro porte
apertura "ad armadio", 1196 cc, 4 cil. V stretto (18°15'2"), avantreno
Lancia, 102 Km/h.
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L' Augusta nella versione
3 a serie
(Collezione
privata) |
Gli italiani debbono attendere
il 1933 per conoscerla con il nome di Augusta.Viene costruita in
tre serie e viene prodotta fino al 1935.
Tuttavia Lancia capisce
che una vetura che abbia una cilindrata leggermente maggiore, doti di robustezza
ed affidabilità e brillantezza nonchè ricercatezza nelle
rifiniture possa e debba rappresentare per lungo tempo la vettura amata
dagli italiani.
Nasce così
il progetto Aprilia presentato a Parigi nel 1936 con il nome di
"Ardenne" .
Purtroppo Vincenzo
Lancia non vide mai entrare in produzione la sua grande ituizione, l'Aprilia,
perchè muore stroncato da un infarto a soli 56 anni nel febbraio
del 1937.
Non gli sarà
nemmeno consentito, per pochi mesi, di vedere realizzato il suo sogno di
far entrare in produzione lo stabilimento di Trento.
L'Aprilia era
una berlina compatta (lunghezza 3,95 mt) a 4/5 posti, 4 porte senza montante
centrale con un motore a 4 cilindri V (17°40') di 1351 cc che a 4300
giri erogava 47,8 CV.
Particolarmente di
alta classe era il suo retrotreno a ruote indipendenti e balestra trasversale,
barre di torsione e tamburi freno al centro per ridurre il peso delle masse
non sospese.
Contemporaneamente
alla vettura di serie fu lanciato il "pianale" per i carrozzieri e misurava
10 cm in più di passo.-
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L' Aprilia 1/a
serie (collezione privata) |
Due anni dopo (1939) nasce
la seconda serie con motore di 1486 cc, 48 CV, detta anche "quadro
bianco" per il nuovo disegno del quadro strumenti. Un particolare curioso
è rappresentato del misuratore livello carburante che erano una
serie di lucine che si accendevano al raggiungimento di quel livello.
Nello stesso anno,
già scoppiata la seconda guerra mondiale in Europa, la Lancia
mette in produzione la sorella minore dell' Aprilia e la chiama Ardea
mantenendone l'impostazione fatto esclusione per il retrotreno che
adotta un assale rigido.
Ha un motore di 903
cc (il primo della Lancia sotto i 1000 cc) ed a 4600 giri eroga 29 CV.
A mettere a punto questa
vettura è un personaggio della squadra sportiva Alfa Romeo che diverrà
poi celebre nel mondo per aver curato le sorti sportive della Lancia fino
agli anni '50 : Vittorio Jano.
L'Aprilia gareggiò
facendosi onore nelle gare fino a 1500 cc sia con modelli di serie che
con pezzi speciali alleggeriti o addirittura come il Coupè
aereodinamico del '37.-
Duante il conflitto
la Lancia si dedicò alla produzione bellica con le versioni militari
dell'Aprilia e dell'Artena, ma anche con il famoso autoblinda leggero "La
Lince" a quattro ruote sterzanti.
Dopo gli eventi bellici
(1948) la produzione riprende con i modelli di anteguerra anche se l'Aprilia
adotta l'impianto elettrico a 12 volts e l'Ardea adotta il cambio a 5 marce+RM
ed il lunotto posteriore perde la divisione centrale che ha caratterizzato
sia l'Aprilia che l'Ardea 4 marce.
Le grosse novità
datano 1950. Erano gli anni in cui la Fiat ha fatto il suo exploit con
al 1400, l'Alfa Romeo con la 1900 e la Lancia fa il suo ingresso sulla
scena automobilistica con una vettura veramente prestigiosa: l'Aurelia
.
L'Aurelia nasce
agli inzi degli anni '50 e nasce stilisticamente un tantino "contro-corrente".
Erano infatti gli
anni della 1400 dalla linea decisamente americaneggiante e dell' Alfa Romeo
1900 con linea moderna anche se alquanto addolcita negli spigoli (come
la Jaguar).
La prima Aurelia è
una berlina 5/6 posti, motore a V alquanto largo (45°) ma la novità
sta nel fatto che riprende il discorso 6 cilindri, dopo la infelice esperienza
della Dialfa.
La cilindrata è
1750 (una via di mezzo fra i 1390 della 1400 Fiat che occupa un posto fra
coloro che vogliono "americaneggiare" a prezzo contenuto e l'Alfa Romeo
1900, che pur se più veloce è molto meno rifinita e curata).
La vettura sin dai
primi esperimeti condotti nel 1947 su una scocca Aprilia (ma che si sentiva
qualcosa di "strano" per il rumore diverso e per le brillanti prestazioni
sconosciute ad una Aprilia) diede soddisfacenti risultati.
Era l'epoca di Vittorio
Jano dirigente del reparto esperienze, di Vaccarino direttore tecnico e
di un giovane ingengere, Francesco De Virgilio che pilotava l'equipe "studi
speciali e brevetti".
Intanto a Vincenzo
Lancia era successo il figlio Giovanni, che con visione più moderna
della gestione, si oppose a potenziare l'Aprila e volle una vettura nuova.
Quando il corpo vettura
cominciò a prendere consistenza ci si accorse che il motore tipo
B 10 di 1569 cc che era stato nel frattempo progettato per la nuova macchina
"stava largo" nel vano motore della nuova vettura e si optò per
un 60° di 1754 cc. Nel frattempo si pensò di chiamare la nuova
vettura Aurelia (dalla consolare romana) B10 dal numero del
progetto del motore.
Ne risulta una vettura
di linea moderna, che non "stride" con il passato ma le conferisce indubbia
"personalità".
Spariscono le pedane
ed i parafanghi "sorgono" dal corpo carrozzeria senza essere appariscenti.
Unico legame al passato la calandra che, pur ingentilita, conserva le linee
verticali tradizionali.
Al motore è collegato
un cambio a 4 marce con leva comando al volante.
L'ubicazione del cambio
è la cosa forse più interessante. Infatti per bilanciare
i pesi esso è posto posteriormente e fa corpo unico con il differenziale
La frizione che nei
primi esemplari era all'uscita del motore viene spostata poi all'imboccatura
del cambio.
Anche i tamburi dei
freni fanno parte di questo gruppo cambio-frizione-differenziale.
Particolarmente interessante
la sospensione posteriore che adotta bracci oscillanti con molloni ed ammortizzatori
idraulici Sabif.-
Il risultato è
ottimale e lusinghiero visto che malgrado l'appesantimento di un
quintale rispetto all' Aprilia, non ha creato inconvenienti ma il ridotto
consumo di soli 11 litri x 100 Km, le briose prestazioni, la tenuta di
strada ottima, 135 Km/h, l'abitabilità buona, le rifiniture "Lancia"
non potevano che fare accettare ad occhi chiusi la nuova vettura dal "popolo
dei lancisti".
Tuttavia il motore
era chiaramente sottosfruttato come dimostra tutto ciò che se ne
è ricavato in seguito sia per le berline che per le sportive.
Abbiamo detto che
Gianni era succeduto a Vincenzo Lancia dopo la prematura morte di questi.
Vincenzo non si sarebbe
preoccupato molto delle differenze velocistiche tra la "sua" Aurelia e
l'"Alfa 1900", ma Gianni si!
Perciò avendo
constatato che alle Aurelia in gara (in mani private) mancavano sempre
una manciata di CV per competere con le Alfa 1900, lancia la B21 che
ha carrozzeria quasi uguale alla B10, ma una cilindrata di 1991 cc e 69,5
CV per cui raggiunge i 145 Kmh.
Il risultato lo si
vede immediatamente al Giro di Sicilia ove ai primi quattro posti
si piazzano quattro B21 ... quinta un' Alfa Romeo!
Poco dopo su progetto
stilistico di Pininfarina spunta sulla scena la B20, splendido coupè
2+2 che monta il motore da 1991 cc. ma con 80 CV.-
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Aurelia B 20 coupè
(Collezione privata)
|
La vettura è un
perfetto connubio fra eleganza, confort, manegevolezza e grinta tanto che
viene deciso di iscriverne una immediatamente alla 1000 Miglia.
La vettura, pilotata
da Giovanni Bracco, si piazza al secondo posto assoluto dietro alla ...
Ferrari pilotata da Gigi Villoresi
Nel 1952 il motore
B20 da 80 CV viene montato sulla berlina che prende il nome di B 22
e diviene la berlina sportiva con doti che poche possono essere vantate
da ben poche altre vetture.
Nel 1953 la B 20 subisce
un notevole incremento di potenza portando i CV a 115,5 e la velocità
a 185 Kmh. Anche la carrozzeria subisce delle modifiche che la rendono
più bella ed elegante.
Un'altra preziosa
interpretazione fu la B 24 spyder e cabriolet.
Di questa vettura
si favoleggiò all'epoca e continua ad essere il sogno dei collezionisti
specialmente di oltre Oceano.
Bella, elegante, filante,
potente, veloce non poteva che essere la regina del jet set internazionale.
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Aurelia
B 24 America cabriolet (collezione privata) |
Le serie di Aurelia si
susseguono con alternarse di caratteristiche fino a giungere all'ultima
serie la B 10 che chiude il ciclo Aurelia per aprine un' altro: la Flaminia
nata da una serie che era venuta fuori per rappresentaza (B 15)
e che aveva un passo addirittura di ben 34 cm più lungo del normale.
Un difetto ha s4mpre
afflitto le Aurelia ... la frenatura che era precaria non tanto per la
potenza, ma per l'equilibratura e la ripartizione della frenata.
Ma torniamo un attimo
indietro per vedere dove abbiamo lasciata l' Ardea.
La ritroviamo relegata
in un agolino riservato alle vetture "del passato" da cui non riesce più
a muoversi agevolevolmente.
Era urgente farla
uscire da quel paddock.
Dopo innumerevoli
motori provati, la Lancia decide di dotare la nuova vetturetta con un motore
di 38 CV che deve dar forza vitale ad un corpo macchina che somiglia in
tutto alla sorella maggiore Aurelia.
Ma somiglia solo nelle
sembianze dal momento che i freni tornano sui mozzi, il retrotreno ritrova
il ponte rigido, il cambio si accoccola dietro al motore.
Tuttavia la vettura
è sempre ben curata non tradendo, anche nell'economicità,
la fama della Lancia.
Ne vengono prodotte
tre serie: la Prima serie, come dicevamo è la copia ridotta dell'Aurelia,
la Seconda serie perde la coda spiovente per allungarsi in un cofano posteriore
per i bagagli che, anche se comodo, rende la linea alquanto un ibridazione
... quasi come la deformazione dell' ape regina! e la terza che adegua
il cofano motore a quello posteriore e cambia anche il frontale che diviene
ovale e ben riuscito.
Come in tutte le cose
"de gustibus ..." quindi alcuni dicono essere più bella
la linea della seconda serie, altre quella della terza serie ...!
noi propendiamo per la
terza (non si era capito?)
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Appia
3/a serie cabriolet Vignale 2+2
(collezione
privata)
Esisteva
anche una versione a soli 2 posti secchi su telaio 2/a serie, ma l'effetto
ottico della coda era alquanto discutibile perchè troppo lungo
|
Delle Appia sono state
anche realizzate versioni sportive (coupè Zagato) e versioni coupè
(Farina) e cabriolet (Vignale). Queste ultime adottavano un motore di 60
CV.
Viene presentata per la
prima volte al Salone dell' Auto di Torino del 1956. E' una sfarzosa berlina
la cui realizzazione ha curato il prof. Fessia, che deve raccogliere l'eredità
della Aurelia.
I "lancisti" storcono
un poco il naso e dicono che in effetti altro non è che la B12 vestita
a nuovo.
Ma non è proprio
così! i 485 cm di lunghezza ed i 175 di larghezza, nascondono soluzioni
innovative apprezzabili.
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Flaminia
berlina 2800 cc (collezione
privata) |
Cambiata la sospensione
anteriore che abbandona lo "schema Lancia". Spono scomparsi i cannocchiali
sostituiti da un avantreno a bracci trasversali triangolari sovrapposti
con l'inferiore di lunghezza decisamente maggiore. Molloni ed ammortizzatori
telescopici completano il tutto.
A guadagnarne è
il confort di guida e di marcia.
Altra innovazione
è un piccolo telaio anteriore imbullonato alla scocca che sopporta
il motore e avantreno.
Nel posteriore niente
di nuovo: ponte De Dion, in gruppo unico frizione,cambio, differenziale,
freni e balestre semiellittiche.
La nuova linea è
particolarmente curata dal suo ideatore Pininfarina che, pur avendola fatta
derivare da una sua Carrozzeria per l'Aurelia la "Florida", ne ha saputo
bilanciare i componenti tanto da non farla apparire così enorme
per come in effetti è (cm 485 x 175 e 1430 Kg ... non sono pochi).
Alla berlina (divenuta
subito l'auto dei "commendatur" e dei Ministeri) si affiancano anche
versioni sportive come il coupè Zagato e due miniserie Superleggera
di Touring la GT coupè e la spyder.
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Flaminia
Coupè Touring Superleggera |
Molto venduto anche un
coupè di Farina che, pur mantendo i sei posti tadizionali, aveva
solo due porte che lo arricchiva di una linea più agile
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Flaminia Coupè
Farina
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