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www.sosed.it -(Storia
dell'Auto) ALL-6
Da cotanto appassionati non poteva che nascere, il 27 gennaio 1900, come società in accomandita semplice, la Società Milanese Automobili Isotta, Fraschini & C..-
I soci erano Cesare Isotta, i tre fratelli
Frachini, Riccardo Bencetti, Paolo Meda e Ludovico Prinetti.
La ragione sociale era importare, vendere,
riparare automobili, ma in seguito si iniziò anche ad assemblare
(per ragioni di dazi doganali più favorevoli).
La società inizio importando Renault. Si
importavano dalla Francia anche mono e bicilindrici Aster, che andarono
ad equipaggiare i telai costruiti dalla stessa Isotta che si avvale del
tecnico Giuseppe Stefanini.
A questi fu affiancato in seguito il vicentino
ventiquattrenne (formatesi alla scuola del prof. Enrico Bernardi)
Giustino Cattaneo che finì per sostituirsi a lui.
Il passo da importatori a costruttori fu breve
e già nel 1904 venne costituita la S.A. Fabbrica Automobili Isotta-Fraschini.
La vecchia accomandita si scioglie solo un mese dopo e la nuova nata si
insedia in via Monterosa in un ambiente più vasto e meglio
organizzato.
Presidente il senatore Giuseppe Colombo, Direttori
Cesare Isotta e Vincenzo Fraschini.
La prima vettura Isotta Fraschini fu, nel 1902, una 24 HP a quattro cilindri e trasmissione a catena che con la valente guida di Vincenzo Fraschini si impose in molte competizioni conquistando l'attenzione del pubblico.
Tuttavia le officine di via Melzi erano insufficenti
e poche delle molte richieste furono soddisfatte.
Nel 1905 fu progettata la mastodontica vettura
da 100 HP Grand Pix con ben 17.195 cc. Partecipò alla
Coppa Florio, ma la fortuna non le arrise.
La carenza di capitale si faceva sentire per cui
nel 1907 si concluse un accordo con la Lorraine Dietrich che avrebbe
immesso capitale fresco ed in contropartita metteva a disposizione
la organizzazione di vendita in Europa. In più avrebbe dovuto costruire
a Luneville ed a Marsiglia 500 chassis Isotta Fraschini all'anno.
Inoltre la Isotta Fraschini si impegnava a non
adottare la trasmissione a cardano (specialità della Lorraine Dietrich)
oltre che a ritirarsi dai Gran Prix per non ostacolare il tentativo di
successo della Lorrain. Questo proprio nel momento in cui la Isotta Fraschini
stava riscuotendo enorme successo.
Tentando di dribblare la socia francese ed applicare
le trasmissione a cardano, la Isotta Fraschini fittò per un solo
anno le officine Adler a Birmingam.
Costruì qualche modello che avrebbe dovuto
affiancarsi a quelli costruiti in Italia e a quelli francesi (avevano esattamente
le stesse caratteristiche fatta eccezione per le trasmissioni).
Un esempio di vettura costruita in Inghilterra
è rappresentato dalla serie FJ che erano la copia esatta
delle AN italiane.
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Il 3 febbraio 1910 la Isotta Fraschini ottenne il brevetto 108349 per l'applicazione dei freni alle ruote anteriori.
Intanto la Isotta Fraschini, sull'onda dei successi
sportivi ottenuti, divenne la maggiore esportatrice in America delle sue
vetture.
Partecipò anche alla 500 miglia di Indianapoli
con tre vetture IM che purtroppo non riuscirono a percorrere i 200
giri previsti. Le prime due si fermaro per rottura del serbatoio carburante,
la terza al 138 giro per rottura della catena di trasmissione.
Iniziò anche la costruzione di motori per aerei e per la marina (suoi i famosi MAS).
La guerra fece sì che la intera produzione fosse rivolta ai prodotti bellici.
Riprendersi nel dopo guerra non fu facile, ma le sorti dell'azienda furono salvate da una vettura rivoluzionaria la Tipo 8 che era dotato del primo 8 cilindri della storia dell'automobile.
Di Tipo 8 se ne costruiro tre versioni: la 8 A, la 8B, la 8 C.
La 8 A presentata al salone dell' Automobile
di Parigi del 1924 sbalordì immediatamente per la raffinitazza delle
finiture e per l'eleganza.
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Ormai nel mondo lo status simbol era rappresentato
da tre vetture: la Rolls Royce inglese, la Ispano Suiza spagnola e la italiana
Isotta Fraschini.
Tuttavia nell'immaginario collettivo la Isotta
Fraschini seppe conquistarsi anche quel pizzico in più che la fece
balzare al top della classifica.
Industriali, divi del cinema, finanzieri, miliardari, tutti vollero una Isotta Fraschini che divenne "il blasone di famiglia" !
Circola la voce che un Marajà si fosse fatta costruire su ordinazione una Tipo 8 con interni in legni pregiatissimi, maniglie e finiture in oro zecchino 24 carati ed avorio. Il costo della vettura sarebbe stato ben 800.000 mila lire (da considerare che l'autotelaio costava all'epoca 90.000 lire e la carrozzeria circa 30.000).
Non si sa se fosse tutta una favola, ma portò enorme prestigio alla Casa milanese.
La Isotta Fraschini aprì officine per assistenza
ai clienti a Parigi nelle vicinanze dell' Arco di Trionfo un garage
che poteva ospitare ben 200 vetture, altri garages e rappresentanze sorsero
a New York, Londra, Bruxelles, Madrid, Basilea, San Paolo, Buenos Aires
e Santiago del Chile.
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Ma ormai la Casa era in crisi e si tentò di tutto per salvarla anche svalutando il capitale sociale.
Essendo l'America il principale paese importatore
di Isotta Fraschini, la crisi del 1928 decretò il tracollo dell'azienda.
Nel disperato tentativo di salvataggio nel 1938
si tentò una nuova gestione con a capo il conte Giovanni Caproni.
Le Tipo 8 finirono di essere prodotte, le nuove 6 cilindri (3000 cc) non entrarono mai in produzione, le catene di montaggio furono convertite alla produzione dei veicoli industriali con motore diesel (licenza MAN).
Poi la seconda guerra mondiale ed il tentativo di repechage della linea vetture con una nuova macchina progettata da L.Fabio Rapi ed Alessandro Baj.
Fu chiamata Isotta Fraschini "Monterosa" ed aveva un motore di 8 cilindri allocato posteriormente.
Si costruirono solo cinque esemplari carrozzati
da Tuoring Superleggera, Boneschi, Zagato
F71
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Il "sogno" di tutti i grandi della terra, di tutti i potenti, delle persone "in" di tutto il mondo si avviava tristemente sul viale del tramonto.
Per una strana coincidenza nel film hollivoodiano
" Il Viale del Tramonto ", il grande Erich von Stroheim guidava
con grande sussiego, nelle vesti di uno chaffeurs, per l'appunto una Isotta
Fraschini 8A Landaulet.
Fu l'ultimo film in cui comparve una Isotta Fraschini
quale segno di distinzione per una ricchissima famiglia americana che continuava
ad usare appunto la Isotta Fraschini, ormai demodée, ma era questo
il segno che li distaccava da una società moderna che avanzava ma
nella quale "loro" non volevano identificarsi e con la quale non
volevano confordersi!
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Si chiude così tristemente la vicenda
di questa favolosa Casa che diede lustro e fama all'Italia essendo passata
alla storia come la vettura più lussuosa e prestigiosa di tutti
i tempi nel Mondo.
Eguale triste sorte toccò a suo tempo alla Ispano Suiza.
Della troica la sola sopravvissuta a questo triste epilogo è l' inglese Rolls Royce.
In questi ultimissimi anni un gruppo di industriali
riprese "il sogno Isotta Fraschini" e la rifondò
progettando una vettura che avrebbe dovuto essere costruita nell'area industriale
di Gioia Tauro, in Calabria - Italia - ma il progetto non
decollò mai anche se sugli stabilimenti troneggia mesto lo stemma
"IF".-
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| Isotta Fraschini 8 A SS carrozzeria Cesare Sala (collez. privata) |
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