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Ma la decisione in senso positivo è stata presa non perchè io mi creda onniscente ed erudito, ma solo perchè avendo dedicato una intera vita all'automobile, ed in particolar modo all'automobile d'epoca (ben 40 e più anni!), credo di aver qualche possibilità di farlo in modo passabile. Mi accingo quindi con umiltà, ma con estrema serietà, ad affrontare questa immane fatica sperando di non sbagliare eccessivamente superficiale, chiedendo scusa sin d'ora al lettore per le eventuali lacune. Comunque non sarà per gli "addetti ai lavori" ma solo per il grosso pubblico che desidera conoscerla, ma senza eccessivi approfondimenti. Voglio dedicare questo lavoro a mia moglie Melyta ed alle mie figlie Patrizia e Donatella che, con certosina pazienza, hanno tollerate le mie "follie" per l'automobilismo d'epoca in questo lunghissimo arco di tempo: ... Una vita! |
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E' risaputo che la
prima volta che l'uomo, nella sua lunghissima storia, si è fatto
trasportare da un mezzo la cui forza propulsiva non era fornita da altri
uomini od animali è stato nel 1769 quando Joseph Nicolas Cugnot,
ingengere militare
francese,
ideò e costruì un mezzo semovente alimentato da un motore
bicilindrico a vapore di 50.000 cc che movimentava un carro di ben 4/5
tonnellate.
Il problema principale
si identificò immediatamente non nel far muovere il "Carro
di Cugnot", ma ... nel farlo fermare.
Infatti il primo
esemplare è andato distrutto in sede di collaudo contro un muro
che si rivelò molto più efficiente ... del freno di
bordo.
Tuttavia il caparbio
inventore ne costruì un secondo nel luglio del 1771 (immaginiamo
curando maggiormente questa volta ... la sezione frenante!) che ottenne
lo sperato risultato.
Adesso il Carro
di Cugnot è conservato al Conservatoire National des Arts
e Métiers di Parigi ed una replica si può ammirare presso
il Museo dell'Automobile Biscaretti di Torino.
Intanto l'Italia
cosa fà nel campo dell'autotrazione? Ci pensa l'ufficiale dell'esercito
sardo Virginio Bordino (Torino 27 ottobre 1804- Firenze 9
maggio 1879) costruendo alcuni prototipi azionati da motore a vapore.
Fu infatti inviato
a Londra per studiare la possibilità di realizzare mezzi per l'Esercito
Sardo ed al suo ritorno costruì una vaporiera di cui non rimane
traccia alcuna. Dopo ripetute prove, utilizzando alcuni elementi della
precedente realizzazione, costruì un calesse con tre ruote, ma alla
sua morte ne fu persa ogni traccia.
Invece
la sua terza, e forse più importante, costruzione fu un enorme carrozza
che portava sul retro la caldaia e sotto i sedili quattro serbatoi per
l'acqua. Aveva una autonomia di circa due ore consumando quasi 60 kg di
carbone avendo fatto scorazzare i passeggeri alla velocità di 6/8
kmh.
Quest'ultima creatura
è sopravvissuta egregiamente e fa bella mostra di sè al primo
piano del Museo dell'Automobile Biscaretti di Torino.
Tuttavia il motore
a scoppio era nei sogni di molti ma nessuno riuscì mai a realizzarlo
fino al 1841 quando vi riuscì De Cristofaris e fu brevettato da
Barsanti e Matteucci solo nel 1854.
Furono comunque
gli stranieri ad iniziarne la utilizzazione.
Benz nel 1886 lo
applicò per la prima volta nella storia dell'uomo sul un triciclo
seguito dopo poco dalla Daimler, specialista nella costruzione dei motori
a ciclo Otto.
Alla Francia il
merito di aver lanciato l'automobile con la manifestazione sportiva Parigi-Rouen
del 22 luglio 1894 ove si iscrissero ben 100 partecipanti.
All'estero il veicolo
a motore ebbe grande diffusione e fece fare lauti guadagni ai costruttori
sopratutto tedeschi e francesi.
In Intalia moltissimi
erano interessati al nuovo veicolo, ma quando si trattava di tirar fuori
i soldi per impiantare delle fabbriche riaffioravanogli antichi timori
e le perplessità.
In molti preferivano
acquistare le vetture all'estero e rivenderle in Italia.
Solo nel 1895
tal Michele Lanza, milanese, costruì le prime vetture tutte
italiane che tuttavia mostravano platealmente limiti artigianali.
Il vero primo esemplare
degno di apprezzamento data 1884 ed è opera del veronese Enrico
Bernardi (1841-1919), professore di costruzioni meccaniche
all'Università di Padova.
Si trattò
di un triciclo cui fece seguito una vettura a quattro ruote che poteva
vantare soluzioni geniali ed innovative tenendo conto dell'epoca.
Il motore ideato
e realizzato dal Bernardi era all'avanguardia. Alimentato a benzina, a
quattro tempi, valvole in testa, regolatore centrifugo, il carburatore
a livello costante ed era dotato di un filtro per l'aria.
L'esperimento industriale
del prof. Bernardi fu soccombente alla inattitutdine industriale del professore
che si rivelò tanto geniale quanto inadatto al manegment
industriale.
Il triciclo è
conservato adesso presso l'Automobil Club di Verona (se non andiamo errati).
Nel frattempo la
richesta di veicoli in Italia era aumentata a dismisura per cui le importanzioni
non riuscivano più a far fronte alla crescente domanda costringendo
tanti piccoli artigiani ed importatori ad improvvisarsi industriali con
le fortune che era facile prevedere.
All'orizzonte automobilistico
si affacciò improvvisamente un ufficiale di cavalleria di Villar
Perosa, Giovanni Agnelli, che ebbe il merito di intuire che bisognava stringere
i tempi se si voleva conquistare una grossa fetta di questo nascente mercato.
Il primo luglio
1899, nel palazzo Bricherasio di via Lagrange a Torino furono buttate le
basi per la creazione di una vera fabbrica di automobili e l' 11 luglio
nel salone del Banco Sconto e Sete di via Alfieri un notaio stilò
l'atto costitutivo della Fabbrica Italiana Automobili Torino che vantava
ottocentomila lire di capitale sociale.
Era nata in quel
momento la F.I.A.T. !
Sempre l'Agnelli
intuì che non si potevano perdere mesi per progettare una
nuova vettura, per cui convinse i soci a rilevare gli studi, le officine
ed i brevetti della Giovan Battista Ceirano.
La
prima vettura che fu costruita in corso Dante, sotto la guida dell'ingegner
Aristide Faccioli (che l'aveva brevettata per Ceirano) nacque a cavallo
fra il 1899 ed il 1900.
La macchina, poco
più che una carrozza cui mancavano i cavalli, fu denuminata 3,1/2
HP.
La nascita della
F.I.A.T. infuse coraggio per cui fabbriche nascono a Milano, Firenze, Genova,
Napoli e nella stessa Torino.-
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