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www.sosed.it -(Storia
dell'Auto) ALL-1
La
prima vettura prodotta dalla Fiat fu la 3 1/2 HP che in effetti
altro non era che la vettura che l'ing Aristide Faccioli aveva brevettato
per conto di Giovanni Ceirano e acquistata dalla Fiat assieme a studi ed
attrezzature per poter essere immediatamente sul mercato senza perdere
il tempo per progettarne una propria.
corta a 310 cm per la lunga ed adirittura a 350 cm per una versione lunghissima.
Ne furono prodotte ben 557 esemplari.
Contemporanemaente
alla Tipo 1 era in produzione anche la Tipo 3 di
4939 cc (20/30 Hp). Nell'anno 1909 fu tentato anche un modello a 6 cilindri
triblocco verticale, la Tipo 4 (35/45 Hp), ma ebbe scarsa fortuna
e vita breve per cui dopo un solo anno e 100 esemplari costruiti,
uscì di scena.
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Il ruolo di ammiraglia
era rappresentato dalla 35/50 HP Tipo 5 che con i suoi 7429
cc se ne stava ai verticidella piramide.
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Da sempre la Fiat
aveva adottata la strategia di recuperare i pezzi di fine serie delle vetture
da corsa per utilizzarli per piccole serie di vetture di Gran Turismo con
elevate prestazioni destinate ad una clientela esclusiva ed esiggente.
Fu il caso della
Taunus Gran Turismo che negli anni 1908/1909 furoreggiò
tra gli automobilisti di rango.
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Nel 1910 vide la
luce una vettura equipaggiata con un motore che avrebbe fatto "storia"
, il mod. 51, con cui fu equipaggiata in seguito la celeberrima
Fiat Zero.-.
La nuova vettura
venne chiamata Tipo 1 bis stando a significare che era un
modello base.
Il motore aveva
1844 cc e girando a 1100 giri/min gli conferiva una agilità
che fu molto apprezzata dall'utenza.
Il telaio Tipo
1 bis si è reso subito molto gradito ai carrozzieri che
prendendo spunto dallo spider di serie, realizzarono molte elaborazioni
(Diatto, Garavini et C.).-
Una
versione dell'autotelaio Tipo 1 bis, ribattezzato Tipo 1 T,
fece da supporto a tantissimi automezzi per il piccolo trasporto merci
e fu richiesto ed apprezzato anche all'estero.
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Ed
eccoci giunti alla "Favolosa Zero" divenuta nel 1813 la
TIPO ZERO A con motore 51 A.
L' esemplare della
foto, è stato reperito in Sicilia dal barone Giorgio Franchetti
e da Fulvio Carosi, che lo portarono a Roma, ove subì
un minuzioso restaurato . Adesso fa parte della raccolta FIAT presso
il Centro Storico Fiat di via Chiabrera a Torino creato dall'indimenticabile
amico, comandante Augusto Costantino.
L'autotelaio veniva
all'epoca sia carrozzato dalla Fiat e sia dato ai vari carrozzieri
che ne fecero dei veri gioielli vestendola torpedo, cabriloet, landaulet,
spider.
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Dalla Fiat Zero
si diramò una piccola serie di 78 esemplari detta "Brooklands" per
via del radiatore ovoidale che si ispirava a quello montato nel 1911 sulla
300 HP Tipo S.76 che aveva su quella pista inglese stabilito i suoi
primati.
Si presume che al
vestito sportivo corrispondesse anche un motore elaborato.
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Con la stessa motorizzazione
fu realizzata anche la Tipo 1 A, che era una vettura sia per famiglia
che per noleggio.
Della
Tipo 2 base poco si sa stante il brevissimo periodo di produzione,
ma invece si conosce bene la Tipo 2 B prima e seconda serie.
La seconda serie
della B adottò il radiatore ovoidale verso cui si stava orientando
il gusto del pubblico.
Uno splendido esemplare
di Tipo 2 B prima serie, restuarato a Roma sempre da Giorgio Franchetti
e Fulvio Carosi, è conservato presso il Centro Storico Fiat di via
Chiabrera in Torino (vedi foto).
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Fu
prodotto anche un telaio diritto nel posteriore (Tipo 2 T) per alloggiare
carrozzerie commerciali a cassone o piccoli pulmanns solitamente di alberghi.
Nella foto un esemplare
di char a bank in uso presso un hotel ed oggi facente parte di una
collezione privata.
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Le vetture (Tipo
1, 3,4,5,6) rinacquero equipaggiate con il nuovo motore 52,53,54 .-
Vide la luce, su
progetto di ... un avvocato (sic!),
l'avvocato Cavallo, nel 1919 e continua la sua marcia trionfale fino al
1926 (almeno apparentemente, vedremo dopo perchè).
Quattro cilindri
in un monoblocco verticale di soli 1460 cc che erogavano 23 CV. La prima
serie aveva la testa fusa con il monoblocco, mentre in seguito era staccabile.
Ne furono prodotte
ben 66.850. Fu carrozzata in tutte le versioni: torpedo, spider, landau,
landaulet, berlina, Weimann, cab, taxi, barchetta, siluro sport.
Nacque con cerchi
metallici a razze tipo Sankey a tallone 760x90 ma in seguito adottò
le più comode ballon 14x 45 (... quasi 18).
Una piccola serie
di 2614 esemplari fu equipaggiata con motore 101 S che aveva 26.5
CV a 3000 giri ed anche il rapporto di compressione fu elevato a 5,5:1.
Questa
serie sportiva era carrozzata torpedo, senza pedane, i parafanghi anteriori
avevano una simpaticissima forma ad "orecchio di pipistrello" e
finivano alla base del coup vent. Anche i parafanghi posteriori erano a
... sventola.
Poche le originali
sopravvissute ... molte le presenti sulla scena !
Quella della foto,
reperita nelle condizioni in cui si vede, era appartenuta ad un corridore
automobilistico di Gallico (Reggio Calabria), il compianto Crisalli, adesso
fa parte di una collezione privata italiana.
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Il coup vent aveva
feritoie con sportellini per l'areazione ai piedi del passeggero anteriore
e del guidatore.
La prima serie aveva
freni solo sulle ruote posteriori e solamente nelle serie ultime.
In effetti la 502
non fu una macchina a se stante, ma solo la versione strapuntinata della
501.
Dicevamo prima che
la 501 cessa "apparentemente" al 1926 ma in effetti la 501 non muore,
ma solamente assume un nuovo nome quando la Fiat decide un restiling
ed invece che una ulteriore serie della 501 lancia la 503.
Qesta nuova nata
meccanicamente è in tutto simile alla 501 (meno che per la
testata Ricardo che con una nuova turbolenza riesce a sfruttare meglio
i sui HP) ed ovviamente alla carozzeria che diviene più ampia ed
adotta il radiatore di nuova foggia squadrato abbandonando quello "a pera"
ovoidale della 501.
Stessa sorte tocca
alla alle coeve della 501, la 505 che diventa 507 ed alla
510 che diviene 512 .
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Intanto nel 1921
la Fiat pensava ad una vettura che potesse interessare ai mercati di oltreoceano
e progettò la SUPERFIAT Tipo 520 che avrebbe dovuto accogliere
un motore a 12 cilindri a V 60° allocati in due monoblocchi
con una cilindrata di 6805 cc.
La crisi mondiale
del 1922 vanificò il progetto Fiat e di SUPERFIAT se
ne costrui qualche esemplare, forse solo i prototipi.
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