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opera in sintonia con
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dell'Auto) ALL-2
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Storia
dell'Automobile italiana
di
Franz Rodi-Morabito
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.
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dall'Autore
La mancata entrata in
produzione della SUPERFIAT obbligò la Fiat a pensare ad un nuovo
modello che facesse da ammiraglia alla propria flotta auto. Così
nel 1922 vede la luce la 519 che verrà prodotta anche in
versione 519 B e 519 S fino al 1927 in 2411 esemplari.
La vettura era equipaggiata
con il moto 119 a sei cilinfri verticali ed aveva 4764 cc che erogavano
77 CV, frizione a dischi multipli, 4 velocità + RM ed un passo di
mm 3600 (3300 la "S").
Molte le caratteristiche
che la volevano, degnamente, porre a sostituta della Superfiat. Servofreno
compensatore, valvole in testa, asse di sterzo regolabile. adottò
inoltre la sospensione cantilever per elevarne il confort, ma la
scarsa precisione fecero tornare la Fiat nella serie "B" alle vecchie ed
affidabili balestre semiellittiche . Rimase comunque una vettura prestigiosissima
che poteva ritenersi "cadetta" alla Superfiat solo per il numero
dei cilindi che erano 6 in luogo di 12.
Ovvio che un simile
gioiello dovesse accendere gli appetiti di moltissimi prestigiosi carrozzieri
che la vestirono in tutte le versioni di carrozzeria, ma sempre con un
trand molto elvato.
Molto belle ed apprezzate
le "S" sia nella versione Torpedo corto che nello splendido Torpedo bateau
che finì per divenire il modello ufficiale della casa e spesso
veniva equipaggiato con il radiatore a diedro con due stemmi della Fiat.
Un esemplare magnificamente
conservato trovasi presso il Museo Biscaretti di Torino ed appartenne al
senatore Giovanni Agnelli
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519 S
con radiatore a diedro
con due stemmi Fiat
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Tuttavia la FIAT capì
che il "mercato" non era fatto da ammiraglie, ma dalle economiche e dai
cyclecars e si apprestò a dare una risposta al grosso pubblico con
una vetturetta che oltre che poter contare sull'ormai capillare rete di
assistenza FIAT poteva essere acquistata a rate mensile. Nasce così
la finanziaria SAVA e si inaugura il "mondo
delle rate"!
Fu così che nel
1925 la Casa mette in produzione la 509 vettura a 4 comodi posti
dalle dimensioni contenute, anche se rispettosa degli spazi di abitabilità,
equipaggiata con un motore di soli 990 cc che erogavano comunque 22 CV,
valvole in testa, ruote originariamente 715x115 e dopo 12x45 straight side.
Il cambio a tre marce
+ RM aveva una terza lunga che le faceva raggiungere i 78 Km/h ma poco
potente per cui si doveva utilizzare spessissimo la seconda marcio che
invece era cortissima e riduceva quindi la velocità di marcia in
modo drastico.
Fu un vero successo
tanto che se ne costuirono 23049 esemplari.
Punto debole della
509 furono le bronzine che mal reggevano sotto sforzo tanto che si guadagnò
la fama di fondere alla sola vista di una salita. Chiaramente la
vetturetta pur se aggraziata ed efficente non aveva l'affidabilità
e la robusezza della 501 e nel confronto ne uscì sempre perdente.
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Fiat
509 torpedo
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Per tale ragione la Fiat
propose la 509 A che con testata ridisegnata, sistema di lubrificazione
potenziato che evitava i famosi cedimenti dei cuscinetti, carburatore a
sinistra per lasciar posto ai collettori di scarico esterni , riuscì
a conquistarsi il suo "posto al sole" in tutta dignità.
Vi furono moltissime
versioni di carrozzeria (Faux Cabriolet, Berlina metallica 2 e 4 luci,
Coupè, Torpedo, spyder ecc.) e vi fu anche una versione commerciale
che consisteva in una corrozzeria torpedo a soli due sportelli (la 509
A ne aveva ormai 4) ed uno sportellone posteriore che, avendo levati i
divani posteriori, ne facevano uno spazioso veicolo trasporto merci.
Fu allestita anche
una versione sport (509 S e 509 SM) che mediante nuovi pistoni ad alta
compressione, molle valvole irrobustite sviluppò ben 25 CV la "S"
ed addirittura 30 la SM.
Copiando l'orientamento
d'oltre oceano anche la Fiat volle produrre un sei cilindri che andasse
incontro alle masse evitando che si rivolgessero a macchine straniere.
Progetta e mette in
produzione quindi una vettura che pur avendo sei cilindri fosse di piccola
cilindrata (2334 cc) per evitare i rigori del fisco, ma per merito delle
camere di scoppio ad alta turbolenza fornivano una buona "coppia"
ai bassi regimi evitando il frequente uso del cambio.
La vettura incontrò
immediatamente i favori del pubblico perchè il nuovo motore
120 era veramente funzionale.
La 520 fu la capostipite
di una lunghissima serie futura di automobili.
Di linea pulita
somigliava molto alla 503 ma presentava tutti i vantagi di affidabilità
di un sei cilindri e di una cilindrata che, anche se relativamente
contenuta, era pur sempre di 2234 cc.
Ospitava 5 passeggeri
compreso il guidatore e fu carrozzata da molti carrozzieri in svariate
versioni.
Aveva un passo di
2900 mm, il chè la rese poco adatta a versioni più spaziose
od a montare strapuntini per altre due persone.
La richiesta di una
versione lunga fu enorme da parte dell'utenza, ma la Fiat non volle dare
ascolto alle riichieste e dopo solo due anni preferì lanciare una
nuova vettura
La nuova vettura montò
un motore che partì dal mod 120 e divenne 121 con leggero aumento
dell'alesaggio ed una conseguente crescita della cilindrata che passa a
2516 cc., i CV che originariamente nel motore della 520 erano 46 passano
50 nella 521.
Il passo fu di 3140
mm che permise di ottenere spazi più ampii e confortevoli. Tuttavia
fu allestita anche una versione corta, 521 C, che prese il telaio della
vecchia 520 (2900 mm).
La carrozzeria della
521 riecheggiava l'ammiraglia Fiat del momento che era rappresentata dalla
525 di impostazione americaneggianti.
La vettura fu un vero
successo tanto che occupò quasi tutti gli spazi di mercato con carrozzerie
che spaziavano dalla torpedo alla berlina, dalla coupè-royal alla
spyder ed alla coupè de ville.
Tutt'oggi sono esistenti
degli splendidi esemplari saldamente in mano a privati collezionisti che
li ritengono il top della collezione.
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521
Coupè de Ville
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521
Landau
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521
Landaulet
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Dal "supporto" 521 derivarono
in seguito la 522 e la 524 nonchè da quel motore anche la Fiat Ardita
1700 cc e 2500 cc del 1934 (anche se la carrozzeria ormai aveva assunto
nuovi orientamenti).
Per la 522 furono
allestite anche versioni sportive con motore di 65 CV e per l'Ardita una
versione "S" di 60 CV.
Abbiamo accennato sopra
alla 525 che era la vettura di punta nel periodo che va dal 1928 al 1931.
Era una grossa vettura
di 3400mm di passo, che scendevano a 3260 per 525 N ed addirittura a 3000
mm per "S" .
Il motore, partendo
sempre da quel mod. 120 della 520 aveva avuto un incremento nella cilindrata
(3739 cc)e nella potenza (68,5 CV). Inizia la sua vita ed il suo percorso
in contemporanea con la 520 e quando questa si perfeziona e diviene 521,
la 525 senza nessun suffisso si ridimensiona anch'essa nei passi (vedi
sopra) ed acquista il suffisso "N" assumedo la pesante eredità
di ammiraglia della flotta Fiat.
Un esemplare opportunamente
allestito viene offerto dalla Fiat addirittura al Papa e consegnato dallo
stesso senatore Agnelli.
Come tutte le ammiraglie
fu vestita con svariati modelli di carrozeria di prestigio e di rappresentanza.
la vettura, malgrado
la mole, era elegante ed abbastanza proporzionata, ma il suo "volume" era
non facilmente occultabile.
Fu tentato un felice
esperimento di Landau che adottando una carrozzeria corta, riempiva lo
spazio retrostante del telaio con un baule porta oggetti, tetto in tela
ed ai lati falsi pantografi. Il isultato fu una bella vettura, oggi diremmo
"gran turismo" che mascherando le dimensioni, diveniva anche aggraziata.
Sullo stesso telaio
"N" furono allestiti degli spyder di cui un esemplare (forse l'unico) trovasi
presso la collezione della rivista "Quattroruote" a Rozzano (MI).
Poichè il motore
base 120 era nato per essere un motore "molto flessibile" fu facile con
una nuova testata, con carburatori doppio corpo ed un nuovo collettore
di aspirazione portare il motore della 525 S Coppa delle Alpi
ad esere degno di equipaggiare alcune vetture a passo corto
(3000 mm) che andassero a formare la squadra ufficiale Fiat per quella
prestigiosa gara.
Il molto lusinghiero
successo e collaudo in quella sede fece sì che l'equipaggiamento
venisse messo a disposizione su ordinazione di eventuali clienti.
Sfruttando il progetto
della Carrozzeria Viotti che aveva allestito delle vetture per la Coppa
delle Venezie del 1930, venne costruito questo splendido esemplare
di vettura, quasi sicuramente la più bella vettura sport prodotta
dalla Fiat negli anni '30, poi ceduta dal fortunato possessore ,
barone Francesco Cupane da Palermo, al Centro Storico Fiat ove tutt'oggi
si può ammirare nella sua leggiadra e filante linea.
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525
SS
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La 514 rappresenta un
momento di stallo nei successi Fiat.
Nata come sostitutiva
della agile 509 e con l'intento di coprire la fascia dei 1500 cc fallì
clamorosamente il suo compito anche a causa del crollo della Borsa statunitense.
La vettura non presentò
niente di veramente innovativo rispetto alle progenitrici. Frenatura scarsa,
poco veloce ... un polmone come fu subito etichettata dal grosso
pubblico.
Eppure c'è
da dire che la cura nelle finiture fu notevole e le linee riecheggiavano
quelle delle sorelle maggiori rese più accettabili dalle ridotte
dimensioni.
Fu prodotta in vari
tipi di carrozzeria (torpedo, berlina metallica 4 e 6 luci, spyder, furgoncino
merci, torpedo commerciale, coupè royal, faux cabriolet). Tutta
una gamma che avrebbe dovuto renderla gradita all'utenza che invece non
le tolse mai di dosso il marchio infamante di "polmone".
Onde renderla più
adatta alla Mille Miglia furono allestite delle vetture su telaio
lungo del furgone. Per la Coppa delle Venezie e la Coppa delle
Alpi fu allestita una piccola serie di 514 CA a passo corto
più riuscita nelle proporzioni.
Per permettere alla
Casa di approntare le linee di montaggio del nuovo modello 508, la 514
divenne 515 con una carrozeria più ampia, freni idraulici
sistema Lockheed, ma il motore rimase il tradizionale della 514 che, ulteriomente
sovraimpegnato, finì per rendersi veramente irrisorio.
La 515 fu prodotta
in due sole versioni: la berlina ed il faux cabriolet che per il suo padiglione
rivestito in tela ed il cassettone posteriore in fibra, si rese alquanto
carina.
La 508 vide la luce nella
primavera del 1933 e si impose immediatamente come vettura agile, con un
ottimo rapporto costo-spesa manutenzione- prestazioni- rifiniture tanto
che fu universalmente riconosciuta come uno dei cardini della storia della
Casa torinese.
Il pubblico l'accolse
con entusiasmo ed amore e ne adottò il secondo nome "Balilla".
Divenne immediatamente
la macchina per antonomasia nell'immaginario collettivo dell'epoca e di
oggi tanto che ovunque si voglia parlare di auto d'epoca i
non addetti ai lavori affibbiano ad ogni modello, tipo, e marca il nome
di "Balilla".
La prima serie aveva
un cambio a 3 marce + RM (tanto che è stata chiamata comunemente
Balilla tre marce), quattro comodi posti, due ampie porte, due ruote di
scorta sui parafanghi, vetri discendenti alle portiere.
Il motore, il nuovo
mod 108, (farà anch'esso lunga strada!) aveva 995 cc ed erogava
20 CV (anche 24 o 26/28 nella versione spinta).
La vettura era estremamente
contenuta pur senza sacrificare l'abitabilità avendo un passo di
2250 mm, ruote a disco con pneumatici 4.00.17, aveva una velocità
di punta di 80/85 Km/h e costava solamente 10.800 lire (berlina). Ne furono
costruiti 41396 esemplari.
Furono allestite carrozzerie
berlina, torpedo e spyder. Fu fatta anche una serie "lusso" che comprendeva
coppe coprimozzo, fasce copriruote e paraurti, il tutto cromato,
nonchè tendine retrattili e ruote con raggi tangenti tipo America
.
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- 508 3marce
Spyder -
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Sopratutto gli allestimento
lusso erano riservati allo spyder, di già molto aggraziato e proporzionato.
Nella parte posteriore
della berlina vi erano due braccetti che, distesi, potevano ospitare i
bagagli o un cassonetto metallico porta oggetti che conferiva ulteriore
eleganza alla vettura che senza di questo accessorio presentava una caduta
verticale della carrozzeria alquanto discutibile per l'estetica.
Esistevano anche versioni
commerciali quale camioncino con cassone aperto e furgone carenato.
Rimase in produzione
fino al tardo 1934 epoca in cui ebbe un restiling prendendo spunto da una
carrozzeria probabilmente di Viotti che addolciva le linee e raccordava
nel posteriore la carrozzeria ad un bauletto incorporato, il modello aveva
quattro porte. Un esemplare di questo (l'unico?) si trova presso
il Museo Automobile di San Martino in Rio (Reggio Emilia).
Fu così che
nel 1934 nacque la 508 Balilla (ormai il nome era inscindibile) 4 marce.
Le differnze furono
notevoli: la carrozzeria divenne interamente metallica senza telai in legno,
ebbe indifferentemente due o quattro porte, le linee si addolcirono ed
il baule incorporato posteriormente (a cui venivano attaccte le ruote di
scorta esterne) conferì slancio ed eleganza, i fari divennero più
rotondi con vetri convessi, il radiatore a nido d'ape fu coperto da una
mascherina cromata con listellatura in tinta, il motore di base aveva una
potenza di 24 CV, le ruote sempre a disco metallico pieno montavano gomme
4.00x17.
Tuttavia per migliore
il confort di marcia la fabbrica di pneumatici francese Michelin studiò
una gomma della misura 135x400 (cerco quasi 16 pollici) detta balloon
che oltre che abbassare il baricentro conferivano un assetto ottico
migliore. Per incentivizzare la vendita dei suoi nuovi pneumatici la Michelin
regalava i cerchi.
La Balilla quattro
marce ebbe tutta la gamma di carozzerie, anche se la tendenza ad abbandonare
ormai la versione torpedo portò a produrre pochi esemplari di questo
modello.
Discorso a parte deve
essere fatta per la serie sportiva della 508 Balilla.
Montò
in un primo momento un motore "108 S" di 30 CV e successivamente un "108
CS" di 36 CV.
La carrozzeria era
un simpatico ed agile spyder ribassato che prese subito il nome di Coppa
d'Oro per aver partecipato con successo alla Coppa d'oro del Littorio.
Venne prodotto anche
un coupè Coppa d'Oro.
Mentre il modello
"S" aveva valvole laterali (la Siata produsse una testa con valvole in
testa da sostituire all'originale) invece la "CS" aveva già di fabbrica
le valvole in testa.
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Elaborazione
Morettini su telaio 508 per la Mille Milla del 1938
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Inutile dire che raccolse
consensi ed allori ovunque si presentasse e continua a riscuoterne fra
i collezionisti di tutto il mondo.
Così come ha
sempre fatto la Fiat (vedi Taunus) montò una piccolissima serie
di vetture equipaggiate con i componenti di fine serie sportiva, per cui
montò alcuni motori CS, ma con 34 CV, su una berlina Balilla crando
una piccolissima serie "Gran Turismo" che raggiungeva i 105 Km/h.
Intanto siamo giunti
al 1937 ed il pubblico cominciava a storcere il muso sulla linea della
Balilla avvezzo come ormai era ad ammirare la Fiat 1500 6 cilindri,
macchina dall'insolita linea come vedremo appresso. Era giunto il momento
per la Balilla di cambiare ... pelle.
La
508 C nuova Balilla Aereodinamica
La Fiat temette che abbandonare
la Balilla potesse essere un grosso rischio e decise di darle una continuità
con la 508 C Nuova balilla Aereodinamica .
In effetti, a parte
il motore che era l'ormai collaudatissimo 108 CS addolcito a soli 32 CV
(divenuto 108 C) tutta la vettura era ben altra cosa che la sua dante causa
presunta.
La nuova 508 C Balilla
aereodinamica non tardò a perdere il nome per essere definita dal
pubblico "La 100" nome derivante dalla sua cilindrata che era di
1089 cc.
La vettura aveva una
carrozzeria aereodinamica (linea lanciata dalla 1500 6c) con codino spiovente
e musetto altrettanto spiovente. Era una 4 comodi posti serviti da 4 sportelli
senza piantone .
Fu subito successo
in tutte le sue versioni. Molte berline tetto metalliche, poche berline
tettuccio apribile in tela, qualche torpedo (se ne conosce oggi uno solo
in una collezione privata a Torino), molte cabriolet e spyder carrozzate
in parte dalla stessa Fiat e molte da carrozzieri esterni.
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508
C Balilla aereodinamica
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Montava gomme 5.00.15
montate su cerchi a disco con coppe coprimozzo cromate.
Fu prodotta anche
una serie lunga strapuntinata che fu macchina per famiglie numerose, ma
sopratutto fu il taxi per antonomasia (passo 2700 mm) equipaggiata con
gomme 15.50.15.-
Sul telaio lungo furono
allestiti furgoni merci invece sul corto (2420 mm) fu fatta una interessante
serie per l'Esercito Italiano con gomme da 16 pollici -
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508
C versione coloniale per l' Esercito
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Molte le versione sportive
e tantissime le vetture che hanno preso parte facendosi onore a gare di
altissima risonanza preparate dal "genio" di meccanici-preparatori.
Tutti i carrozzieri
fecero a gara per vestire un modello di 1100.
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1100
B carrozzata Bertone con parabrezza sdoppiato
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Una nteressante realizzazione
della Fiat fu il coupè a coda tronca stante l'esperienza
fatta dalla Fiat sui furgoni che, avendo la coda tronca cadente verticalmente,
erano maggiormente aereodinamici!
Le ormai universalmente
definite 1100 continuarono la loro vita fino al 1952, con varie serie che
pur rimando simili nella vettura base adottarono un nuovo cofano che si
legava alla calandra ormai a fendi acqua.
L'ultima serie del
1952 la 1100 E, aveva infine adottato il cambio al volante ed un bauletto
posteriore, incernierato in basso che copriva la ruota di scorta ed il
vano porta oggetti.
Parlando della 508 C avevamo
accennato alla 1500
6 C che la Fiat aveva presentata nel 1935.
Questa
vettura, per la sua importanza innovativa merita un discorso a se stante.
Trattasi di un veicolo
equipaggiato con un motore a 6 cilindri di soli 1493 cc, che lo fa divenire
il più piccolo 6 cilindri d' Europa e forse del mondo.
La carrozzeria, rompendo
con tutti i retaggi del passato, è fortemente aereodinamica spiovente
sia dietro che avanti.
I fari non più
a sbalzo sono a goccia "poggiati" sui parafanghi.
Un passo di 2800 mm
ospita una carrozzeria confortevole e curata per quattro persone.
Montò per prima
i deflettori dell'aria agli sportelli anteriori.
Il freno di stazionamento
sparisce dalla piattaforma della vettura e diviene una maniglia sotto il
cruscotto.
Gli idicatori di direzione
sono comandati da un interruttore sul cruscotto alla base del parabrezza
ed il ritorno a fase di riposo è automatico tramite un meccanismo
ad orologeria.
Sul volante oltre
al pulsante del clakson è allocata una corona che comanda i lampeggio
dei fanali.
Le sospensioni anteriori
perdono le balestre semiellittiche e vengono sostituite da bracci oscillanti
trapezoidali che conferiscono a tutta la vettuna un molleggio incredibile.
Purtroppo dopo poco l'usura mina le sospensioni per cui intorno agli 85
Kmh si innesca una noiosa vibrazione che si trasmette a tutta la vettura.
Il fenomeno era scherzosamente definito all'epoca shimmy da
un noto ballo che furoreggiava all'epoca e che faceva scuotere violentemente
i ballerini!
La tappezzeria interna
era estremamente curata ed il telaio metallico dei sedili anteriori
fuoriusciva dall'imbottitura, era crmato e fungeva da maniglia per i passeggeri
dei posti posteriori.
Della 1500 6c furono
costruite molte serie.
La serie "B" ha ben
pochi cambiamenti, forse solo le ruote che divengo da 17 ", nuovi paraurti
ed i tergicristalli che vengono incernierati in basso del parabrezza.
Il modello "C" è
il restiling post bellico; abbandona i fari a goccia che vengono posti
a sbalzo, ma raccordati con i parafanghi; il muso spiovente assume
forma a spartiacqua.
Queste le sole modifiche
alla carrozzeria per questa vettura che posegue il suo cammino post-bellico,
Nella "D" invece il
motore viene ridisegnato completamente.
L'ultima serie, la
"E" ha lo stesso motore della "D" ma il cambio passa a leva sotto al volante
di guida e la parte posteriore della carrozzeria si arricchisce di un bauletto
rotondeggiante che copre la ruota di scorta ed il vano bagagli e rende
la vettura molto slanciata ed elegante. Sparisce la pedana che viene sostituita
in primo momento da un raccordament metallico e poi da una fascia
cromata.
Prima di parlare della
nuova serie di vetture che caratterizzaro gli anni '50 e che costituiscono
una svolta epocale nella produzione Fiat, dobbiamo ricordare un'altra protagonista
indiscussa della motorizzazione italiana di massa: la
500 ribattezzata affettuosamente "Topolino"(forse prendendo
spunto dal "musetto" arguto e spiritoso che la faceva somigliare al simpatico
animaletto).
Il senatore Agnelli
voleva assolutamente una vetturetta di basso costo, molto contenuta e
che potesse portare l'automobile in tutte le famiglie, anche le più
indigenti.
L'ufficio progettazioni
Fiat, al cui timone era l'ing. Dante Giacosa, si mise all'opera ma non
era facile su un passo di soli 2000 mm "impiantare" una carrozzeria che
non fosse a livello di scatola di sardine per i malcapitati passeggeri.
Ma su questo il Senatore Agnelli era irremovibile!
Dopo infiniti studi
progettò una vetturetta che avrebbe dovuto avere trazione anteriore.
Per far ciò era necessario che il motore fosse assolutamente a sbalzo
e le balestre anteriori fossero sostituite da una unica balestra semiellittica
trasversale. Questa soluzione consentiva di ricavare sufficente spazio
per l'abitacolo.
Non se ne conoscono
le ragioni, ma alla fine il progetto del "tutto avanti" perse consistenza
e ci si orientò su una trazione tradizionale. Tuttavia l'impostazione
del motore a sbalzo e della balestra trasversale rimasero in essere a tutto
vantaggio dello spazio abitabile.
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500 prototipo mai entrato in produzione |
Il prototipo pre serie
prevedeva i fari a goccia ed i tergicristalli incernierati in alto come
nella 1500 6c, ma ragioni di costo fecero recedere dall'intendimento.
La prima serie vide
la luce il 1936 con un motore di 569 cc che portava sulla testata la dinamo
e coassiale la ventola di raffreddamento del radiatore che era posto dietro
al motore. Le sospensioni posteriori erano costituite da due braccetti
con semi balestre. La soluzione fu scartata dopo pochi mesi in quanto portavano
alla frequente rottura dello chassis o dei balestrini stessi.
La vetturetta era a
due posti pesava 535 kg, aveva una potenza di 13 CV e montava gomme 4.00.15.
Dal 1936 al 1948,
anno in cui fu presentata la "B", se ne produssero ben 122016 esemplari!
La corrozzeria era
prevalentemente aperta con tettuccio in tela, ma alcuni esemplari erano
tutte in metallo.
Costruiti anche una
abbastanza consistente numero di furgoni merci.
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Fiat
500 A carrozzato furgone
La
prima serie adottava posteriormente lo sportello ad anta unica
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Tuttavia la crescente
richiesta di poter utilizzare anche due posti aggiuntivi (detti di fortuna,
ma ... noi diremmo di sfortuna per i malcapiati!) convinse la Fiat a sostituire
il motore mod. 500 a valvole laterali con un più moderno ed ormai
collaudato motore a valvole in testa (mod. 500 B) che fece aumentare la
potenza a 16.5 CV, la testata era in ghisa.
Nacque così
la serie "B" in tutto simile alla precedente in quanto ad estetica con
il solo cambiamento dei ganci cofano motore e della vernice che, abbandonando
un principio che sembrava imprescindibile (parafanghi e fanali neri qualunque
fosse il colore della vettura), vide l'intera macchina in tinta.
La 500 B rimase in
produzione per soli due anni (48 e 49) con 21262 esemplari prodotti.
Fu indubbiamente un'auto
di transizione ma un merito comunque va attribuito a questa vetturetta:
con essa nacque la prima "giardiniera" di casa Fiat.
La Giardiniera
era una macchina a telaio lungo (furgone) che montava una carrozzeria a
due volumi. Al fine di non sovraccaricare la vettura che già prevedeva
4 posti ed un discreto spazio per i bagagli, si pensò di realizzare
per le fiancate il legno di frassino per le nervature e la tamponatura
in Masonite (cartone macinato e pressato impastato con collante).
L'effetto estetico
fu splendido ed il risultato apprezzabile. Ne venne fuori una vetturetta
spaziosa, briosa e bella a vedersi.
Di 500 B Giardiniera
ne furono costruiti pochissimi esemplari, per lo più andati distrutti
a causa della fragilità dei materiali delle fiancate.
Al giorno d'oggi si
ha notizia di tre o quattro esemplari sopravvisuti appartenenti a collezioni
private in Italia e di forse meno nel resto d'Europa.
Smessa la produzione
della 500 B inizia quella della 500 C che per la versione berlina (aperta
e trasformabile) si modifica in un frontale nuovo orizzontale carenato
ed un gobbone posteriore cui si accede dall'interno per i bagagli. Fu per
la prima volta adottato il riscaldamento dell'abitacolo ottenuto con la
circolazione dell'acqua in un apposito scambiatore di calore.
Anche della "C" viene
realizzata una versione "Giardinetta in legno" che solo dopo un
paio d'anni viene sostituita da una versione interamente metallica detta
"Belvedere".
Una
menzione merita la 2800
che dovendo rappresentare "la parente ricca" della 1500 6c ne riprese
tutte le innovazioni e le strutture. Venne prodotta dal 1938 al 1941 e
fu utilizzata quasi esclusivamente quale vettura di grande rappresentanza
sia nella versione berlina che cabriolet.
Due magnifici esmplari
di cabriolet erano in dotazione al Quirinale e, di queste, una oggi appartiene
ad un fortunato collezionista torinese come la berlina della foto.
Gli anni '50 rappresentarono
un'altra svolta epocale per la Fiat che lanciò sul mercato una vettura
veramente nuova e rivoluzionaria: la 1400.
Niente più
telai ma una carrozzeria portante! niente più aggiustamenti di stili
di carrozzerie e di modelli preesistenti,
la 1400 fu tutta nuova sia nella forma che nei contenuti!
In primis la forma
che ormai era smaccatamente americaneggiante.
Sei i posti distribuiti
su due divanetti. Cambio al volante, motore quadro, 1395 cc, 4 cilindri
in linea, gomme 5.90.14, passo 2650 mm.
La macchina fece veramente
scalpore anche se le prestazioni erano alquanto modeste (125 Kmh, 10/12
litri 100 km, molto scarsa in ripresa).
Della 1400 furono
prodotte molte serie (1400 1/a serie - A - B). Rimase in vita fino al 1958
con un numero di esemplari prodotti molto vicino alle 130.000 unità.
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1400
cabriolet
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Bella la versione cabriolet
costruita dalla stessa Fiat nella sezione Carrozzerie Speciali.
Fu prodotta anche una
versione Diesel che non ebbe fortuna alcuna dal momento che era ... poco
più che un camioncino con carrozzeria berlina!
Fu quasi subito affiancata
da una sorella maggiore, la 1900, che adottava
un corvertitore oleodinamico di coppia che addolciva la vettura senza l'onere
dei sei cilindri.
Invece bella (a nostro
avviso) era la versione "Granluce" seconda serie, anche se spiccatamente
americaneggiante e con molte (forse ... troppe) cromature.
La 1900 soffrì
terribilmente della scarsa differenzazione merceologica con la sorella
minore 1400.
Una versione cabriolet,
ma senza convertitore oleodinamico, fu prodotta solo per la dotazione della
Polizia Stradale.
La nuova linea imposta
dalla 1400 , dalla 1900 e dalla 500 C rendeva ormai stridente il contrasto
con la obsoleta linea della 1100 E.
Se si voleva continuare
a tenere in vita il vecchio gloriso nome era necessario adeguare l'estetica
al nuovo corso.
Così
nel 1953 viene presentata la 1100/103 che della vecchia macchina non aveva
conservato che solo la motorizzazione.
Era una vettura completamente
nuova in linea con le nuove carrozzerie e le nuove tecniche, ma sembrò
subito ben poca cosa.
Non piacque molto
anche perchè per privilegiare l'abitabilità si erano
sacrificati eccessivamente due dei tre volumi: il cofano motore, ma sopratutto
il bagagliaio.
A contribuire a renderla
un tantino tozza era anche il passo sceso a 2340 mm con gomme 5.20.14 che
la facevano apparie "seduta".
Tuttavia bisogna riconoscere
che meccanicamente riconfermò le doti di maneggevolezza e robustezza
della progenitrice, per cui il pubblico finì per accettarla con
crescente entusiamo.
Contemporaneamente
fu lanciata una versione sportiva, la TV (turismo veloce) che montava un
motore con ben 14 CV in più della normale.
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1100/103 TV - La TV era
decisamente più bella essendo bicolore e con un lunotto posteriore
panoramico, che dava ampiezza a tutto il complesso. Un accenno di codine
che accoglievano i gruppi ottici posteriori avevano levato anche quel "finire
in gran fretta" che sembrava esprimere il cofano posteriore della berlina
normale.
Della TV fu costruita
anche una versione spyder due posti secchi con una stranissima linea ...
a singhiozzo che dal pubblico fu subito ribattezzata "il grillo"
. Non ebbe grossa fortuna .-
Seguire le varie serie
della 1100/103 ( o meglio dire versioni?) che si susseguirono a volte al
ritmo di due modelli all'anno non è cosa facile neanche per chi,
come me, le visse dal vivo e con grande passione.
Troviamo la "E", la
"D", la H (addirittura in tre allestimenti: Lusso, Export e Special), la
"R" (tornata alle linee tondeggianti dopo le carrozzerie spigolose delle
serie precedenti).Ognuna di queste serie differivano fra loro alcune volte
per qualche fregio altre per caratteristiche meccaniche.
Anche una versione
"familiare" fu immessa sul mercato
Nacque addirittura
una derivazione, la 1200, che, pur mantenendo le linee della
1100, aveva una impostazione più "luminosa" e maggior potenza. Anche
questa ebbe tre modelli ( GranLuce, Traformabile e Cabriolet).
Dalla 1200 cabriolet,
macchina abbastanza quotata, nacque poi la 1500 cabriolet
che fu una ottima ed apprezzata vettura.
Era comunque
tempo di pensare al difficilissmo compito di sostituire la 500 C, ormai
prodotta solo in versione Belvedere.
Nasce così la 600
con una impostazione decisamente nuova. Carrozzeria portante, motore posteriore
che faceva risparmiare sulla trasmissione. Era l'anno 1955.
La nuova vetturetta
aveva una cilindrata di 633 cc, quattro comodi posti (pochissimo spazio
per i bagagli, vetri scorrevoli sulla prima serie.
Dobbiamo dire che
fu veramente una vetturetta interessante anche se i suoi 24 Cv erano pochini
per 590 kg di peso cui bisognava aggiungere 4 persone ed i bagagli. Tuttavia
questa due volumi incontrò il gusto del pubblico.
Nel tempo ebbe qualche
lieve restiling, come i vetri discendenti e la scoparsa delle "tasche porta
oggetti" in materiale plastico all'interno degli sportelli.
Verso la fine degli
anni '60 comparve la 600 D che aveva una motorizzazione di 767 cc e 29
CV. Gli sportelli furono incernierati anteriormente (controvento), la fanaleria
anteriore aumentò di diametro facendo sembrare il "muso" della macchinetta
"un bambino spaurito con gli occhi sgranati"!
Un episodio molto interessante
fu rappresentato dalla versione commerciale sia della 600 che della 600
D primo tipo: "la Multipla".
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600 Multipla - Questa innovativa
vettura con ben 5 o 6 posti ( a secondo della versione) bisogna dire che
scioccò il pubblico per la sua inusuale forma.
Era una monovolume
che finiva a cuneo, ma ... con la parte bassa sul posteriore tanto da sembrare
che camminasse sempre a marcia indietro!
I posti anteriori
erano a sbalzo sull'avantreno ed addirittura la canna dello sterzo seguiva
un tragitto ... tormentato dovendo prima andare in avanti seguendo l'inclinazione
del volante per poi tornare indietro fino alla scatola dell sterzo che
era allocata sotto i posti anteriori. Per tale ragione la seconda parte
della canna dello sterzo passava fra le gambe del guidatore tanto da rendere
difficoltoso l'accesso e spingere la casa costruttrice a "dare
consigli" su come salire e scendere dalla vettura !
Per conquistare quella
fascia di utenza che normalmente si rivogeva al motociclismo (non per passione,
ma per necessità) la Fiat rispolverò quel progetto che aveva
fatto per la prima 600 e che venne poi accantonato.
Il motore della Nuova
500 era un piccolo bicilindrico (ancora i rigori del fisco !) (mal)
raffreddato ad aria e allocato posteriormente.
I posti erano due,
ma potevano anche essere ospitati due bambini.
Il successo decretato
dal pubblico si può paragonare ad una esplosione! divenne immediatamente
la vettura da città (aveva solo 1840 mm di passo e 1121 mm di carreggiata
anteriore), fu adottata con gioia dalle signore quale macchinetta personale
(anche perchè le serie successive alla prima, che era bruttina e
spartana, erano veramente belline e porporzionate), divenne la seconda
macchina di quasi tutte le famiglie italiane.
Una piccola serie
interessante fu prodotta con un motore potenziato (21 CV in luogo dei normali
18).
Fu chiamata Nuova
500 Sport.
Tuttavia la Nuova
500, in ogni sua versione, incontrò il favore incondizionato
dei preparatori ed elaboratori che ne fecero dei piccoli mostri, ma dei
veri gioielli, anche supportati nella loro scelta dall'eccezionale tenuta
di strada di questa vetturetta.
Fu anche messa in produzione
una versione Giardiniera con 4 posti e spazio per i bagagli posteriormente.
Per ricavare questo
spazio fu adottato un motore a sogliola che diede scarse soddisfazioni.
Chiudiamo questa storia
della Fiat con la citazione di due modeli: la 1800 e la 2100
che divenne poi 2300 ma non tanto per parlare di queste due
grosse vetture, ma perchè da esse nacque quella favolosa
vettura, il cui motore venne progettato in
casa Ferrari, che fu la 2300 S Coupè dalla linea bellissima
carrozzata per conto della Fiat da Ghia, che raggiungeva
nella versione "S" comodamente i 190 Kmh a 5300 giri.
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Fiat
2300 " S " coupè carrozzata da Ghia per la Fiat
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La Storia continua poi
con molte autovetture, alcune indovinate altre meno altre ... assolutamente
no.
La 125, 124, 130,
126, 127, 128 sono tutte macchine che la Fiat ha costruito, ma non
credo sia il caso di parlarne essendo "storia contemporanea" per
cui rimandiamo ai posteri ....!
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